Ticket sui farmaci: gli italiani preferiscono non risparmiare

L’analisi Gimbe

Ticket sui farmaci: gli italiani preferiscono non risparmiare

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Nel 2017, i ticket sui farmaci e le prestazioni sanitarie sono costati ai cittadini complessivamente quasi 3 miliardi di euro: 1.549 milioni sono relativi ai farmaci e 1.336,6 milioni alle prestazioni di specialistica ambulatoriale
di redazione

Dei 1.549 milioni di euro sborsati dai cittadini italiani per il ticket sui farmaci nel 2017, 1.049,6 milioni (il 67%) è rappresentato dalla quota differenziale per acquistare il farmaco di marca rispetto al farmaco equivalente coperto interamente dal servizio sanitario nazionale. 

È uno dei dati salienti contenuti in un report dedicato al tema della composizione alla spesa sanitaria dall’Osservatorio GIMBE. 

Nel 2017, i ticket sui farmaci e le prestazioni sanitarie sono costati ai cittadini complessivamente quasi 3 miliardi di euro (2.900 milioni): 1.549 milioni (25,5 euro pro-capite) sono relativi ai farmaci e 1.336,6 milioni (22,1 euro pro-capite) alle prestazioni di specialistica ambulatoriale, incluse quelle di pronto soccorso. 

«Introdotta come moderatore dei consumi, compartecipazione alla spesa dei cittadini si è progressivamente trasformata in un consistente capitolo di entrate per le Regioni, in un periodo caratterizzato dal definanziamento pubblico del SSN», dice il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta. 

E, paradossalmente, a gonfiare la portata di     questo enorme fiume di soldi che finisce nelle casse regionali ci pensano proprio i cittadini. 

«Un dato estremamente interessante – precisa Cartabellotta – emerge dallo “spacchettamento” dei ticket sui farmaci, che include la quota fissa per ricetta e la quota differenziale sul prezzo di riferimento pagata dai cittadini che preferiscono il farmaco di marca rispetto all’equivalente». 

Infatti, nel periodo 2013-2017, a fronte di una riduzione della quota fissa da 558 milioni a 498 milioni di euro (-11%), la quota differenziale per acquistare il farmaco di marca è aumentata da 878 milioni a  1.050 milioni di euro (+20%). 

In dettaglio, dei 1.549 milioni di euro sborsati dai cittadini per il ticket sui farmaci, meno di un terzo sono relativi alla quota fissa per ricetta (498,4 milioni di euro pari a 8,2 euro pro-capite), mentre i rimanenti 1.049,6 milioni (17,3 euro pro-capite) sono imputabili alla scarsa diffusione in Italia dei farmaci equivalenti come documentato dall’OCSE che ci colloca al penultimo posto su 27 paesi sia per valore, sia per volume del consumo degli equivalenti. 

Rispetto alla quota fissa per ricetta, non prevista da Marche, Sardegna e Friuli Venezia Giulia, il range varia da 18,3 euro pro-capite della Valle d’Aosta a 0,5 euro del Piemonte. La quota differenziale per la scelta del farmaco di marca oscilla invece da 22,9 euro pro-capite del Lazio a 10,5 euro della Provincia di Bolzano.

Ed è questa l’altro dato che emerge dal report: «Dalle nostre analisi emergono notevoli differenze regionali  rispetto sia all’importo totale della compartecipazione alla spesa, sia alla ripartizione tra farmaci e prestazioni specialistiche», dice ancora Cartabellotta. In particolare, se il range della quota pro-capite totale per i ticket oscilla da 97,7 euro in Valle d’Aosta a 30,4 euro in Sardegna, per i farmaci varia da 34,3 euro in Campania a 15,6 euro in Friuli Venezia Giulia, mentre per le prestazioni specialistiche si va da 66,2 euro della Valle d’Aosta agli 8,6 euro della Sicilia.

«Durante la scorsa legislatura – precisa Cartabellotta – non è stata effettuata la revisione dei criteri di compartecipazione alla spesa prevista dall’art. 8 del Patto per la Salute per evitare uno spostamento verso strutture private a causa di ticket troppo elevati per la specialistica». 

Solo con la Legge di Bilancio 2018 sono stati stanziati 60 milioni di euro destinati ad avviare una seppur parziale riduzione del superticket per la specialistica ambulatoriale. Tuttavia, lo schema di decreto per il loro riparto non ha ancora acquisito l’intesa della Conferenza Stato-Regioni e, nel frattempo, Emilia Romagna, Lombardia e Abruzzo si sono mosse in autonomia per ridurre il superticket.

«Considerato che la revisione dei criteri di compartecipazione alla spesa rappresenta una priorità per il nuovo Esecutivo, le nostre analisi dimostrano che le eterogeneità regionali e quelle relative alla tipologia di ticket (farmaci vs prestazioni) richiedono azioni differenti», conclude Cartabellotta. «Innanzitutto, è indispensabile uniformare a livello nazionale i criteri per la compartecipazione alla spesa e le regole per definire le esenzioni; in secondo luogo, anche al fine di ridurre le “fughe” verso il privato per le prestazioni specialistiche, occorre pervenire ad un definitivo superamento del superticket; infine, sono indispensabili azioni concrete per aumentare l’utilizzo dei farmaci equivalenti, visto che la preferenza per i farmaci brand oggi “pesa” per oltre 1/3 della cifra totale sborsata dai cittadini per i ticket e per più di 2/3 della compartecipazione per i farmaci».