Tumori: ogni anno oltre 67 mila ricoveri fuori dal territorio di residenza. Soprattutto dal Sud verso il Nord

Migrazione sanitaria

Tumori: ogni anno oltre 67 mila ricoveri fuori dal territorio di residenza. Soprattutto dal Sud verso il Nord

di redazione

Nel 2018 la necessità di curare un tumore ha portato più di 67 mila persone a ricoverarsi in ospedali fuori dalla propria città di residenza, l'8,5% dei quali fuori dalla Regione; una percentuale che sale al 9,5% se si considera anche la migrazione cosiddetta “di prossimità”.

Oltre la metà dei ricoveri extraregionali proviene da cinque Regioni: Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Lazio. Dall'altro lato, le mete principali sono la Lombardia, lo stesso Lazio, l'Emilia-Romagna e il Veneto, nelle quali si registra il 60% dei ricoveri per tumore in mobilità passiva.

I dati vengono da un’indagine realizzata dal Centro per la ricerca economica applicata in sanità (Crea Sanità), nell’ambito delle attività del Gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, coordinato da Salute Donna Onlus insieme a 35 Associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici. L'indagine è stat presentata in un incontro on line venerdì 29 gennaio. Una peculiarità dell’indagine è nell'aver distinto tra una mobilità tra Regioni e una di prossimità, che può essere fisiologica, dove i Centri di cura più vicini o più facilmente raggiungibili sono fuori dai confini regionali.

«I cosiddetti “viaggi della speranza” che portano i pazienti con tumore e le loro famiglie a spostarsi per ricevere l’assistenza e il trattamento migliori sono la principale espressione della disparità territoriale – sostiene Annamaria Mancuso, coordinatrice del Gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” e presidente di Salute Donna – con conseguenze importanti sulla sfera economico-sociale dei nuclei familiari, costringendo intere famiglie a spostamenti frequenti che causano non solo un notevole dispendio di risorse economiche, sia diretto che indiretto, ma hanno anche un importante impatto dal punto di vista dello stress psicologico e fisico, per i pazienti e per i loro caregiver».

La mobilità passiva, risulta dall'indagine, incide sui finanziamenti regionali per l’oncologia in una misura che va dal -3,2% della Lombardia al -40,9% del Molise. Esclusa la Sardegna (-09%), tutte le Regioni del Sud perdono oltre il 13% del finanziamento per la cura dei tumori: di queste, Basilicata, Calabria e Molise perdono più del 30%.

«L’indagine ha analizzato vari aspetti legati alla migrazione sanitaria in oncologia, tra i quali le ragioni che spingono i pazienti a muoversi e le loro caratteristiche socio-economiche– spiega Federico Spandonaro, presidente di Crea Sanità e professore all’Università di Roma Tor Vergata – come anche l’impatto economico sulle Regioni che è molto rilevante, soprattutto per quanto riguarda le Regioni del Sud». Per avere un'idea della dimensione del fenomeno, da una parte ci sono quasi 88 milioni di euro in più nelle casse della Lombardia, mentre la Campania perde circa 52 milioni di euro per effetto della mobilità. «Complessivamente – precisa Spandonaro - le Regioni del Sud perdono circa 160 milioni di euro».

Il paziente oncologico si sposta dalla propria Regione prevalentemente per tumori della prostata, della vescica, del fegato e della tiroide; circa un terzo dei ricoveri extraregione è associato a un intervento chirurgico.

«La classifica che vede in testa alcuni tipi di tumore rispetto ad altri si spiega innanzitutto perché ci sono alcune patologie oncologiche per le quali esistono dei Centri che, per l'esperienza e l'eccellenza maturate negli anni, sono considerati riferimenti per l'intero territorio nazionale» osserva Massimo Di Maio, segretario dell'Aiom, l'Associazione italiana di oncologia medica, docente al Dipartimento di Oncologia dell'Università di Torino. «Naturalmente – aggiunge - questo non vuol dire che ci si debba spostare necessariamente molto lontano da casa. Le Reti oncologiche dovrebbero identificare, all'interno di ciascuna Regione, i Centri di riferimento per ciascuna patologia. Anche per i trattamenti medici, la migrazione è da considerare evitabile nella maggior parte dei casi».

Le motivazioni alla base della mobilità del paziente oncologico possono rientrare nella sfera della sfiducia nei confronti dell’organizzazione sanitaria della propria Regione; è indicativo il fatto che la Campania, dove sono presenti Centri di comprovata eccellenza, tra i quali due riconosciuti Istituti di ricovero a cura a carattere scientifico (Irccs), sia in cima alla lista delle Regioni dalle quali i pazienti oncologici “fuggono”.

«Oggi i cittadini del Sud Italia continuano ad avere una percezione negativa dell’organizzazione sanitaria delle proprie Regioni a causa di problematiche come le lunghe liste d’attesa o lo scarso aggiornamento tecnologico – commenta Livio Blasi, presidente del Collegio italiano primari oncologi medici ospedalieri (Cipomo) – ma negli ultimi anni possiamo dire che c’è stato un appianamento del gap con le Regioni del Nord: anche le Regioni che sono più soggette a mobilità passiva in oncologia oggi si presentano con un corredo strumentale tecnologico all’avanguardia e, specialmente negli ultimi anni, c’è anche una maggiore equità dal punto di vista dei trattamenti».