Un video elettroencefalografo per il Malawi

Dalla Fondazione Sin

Un video elettroencefalografo per il Malawi

di redazione

É giunto in Malawi, alla comunità locale di Sant’Egidio, il video Eeg (elettroencefalografo con videoregistrazione), il macchinario donato dalla Fondazione Sin (Società italiana di neurologia) per consentire anche in questo Paese la diagnosi e il monitoraggio dell’epilessia, malattia molto diffusa in Malawi come in tutta l’Africa subsahariana.

A queste latitudini le persone con epilessia vengono considerate possedute, sotto l’effetto di sortilegi, da evitare: è lo stigma. Per questo motivo i bambini epilettici spesso non possono frequentare le scuole e anche le loro famiglie talora vengono isolate poiché ritenute origine del maleficio. Se il malato è una donna, l’isolamento espone anche ad abusi: sono tante le donne epilettiche che restano incinte senza un padre che riconosca il bambino. Oltre l’80% dei malati non ha accesso alle cure, l’annegamento e le conseguenze delle ustioni da caduta nel focolare, centro di vita della famiglia africana, sono tutt’oggi le principali cause di morte di questi malati.

La donazione nasce nell'ambito di una collaborazione della Fondazione Sin col programma DREAM (Disease Relief through Excellent and Advanced Means) della Comunità di Sant’Egidio, attivo in Africa dal 2002, nato per contrastare l’Hiv tra le popolazioni africane, da anni esteso anche alla cura di malattie non trasmissibili come appunto l’epilessia.

«Questa è la prima missione in epoca Covid – sottolinea Massimo Leone, coordinatore del gruppo di studio della Sin nei paesi dell’Africa sub sahariana - e sta dando tantissimi risultati. Abbiamo avviato la formazione di oltre quaranta nuovi operatori sanitari, preso in carico presso cinque centri DREAM e centri territoriali del Governo pazienti epilettici che non avevano accesso alle cure, installato e reso operativo il video Eeg donato dalla Fondazione Sin, i cui tracciati vengono ricevuti correttamente dagli specialisti in Italia, che prontamente inviano la risposta in Malawi. È un muro che cade».