Allerta cuore per chi soffre di malattie infiammatorie intestinali

Legami pericolosi

Allerta cuore per chi soffre di malattie infiammatorie intestinali

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Per i pazienti con malattia di Crohn o colite ulcerosa, i fattori di rischio cardiovascolare noti potrebbero essere ancora più pericolosi. Perché le infiammazioni intestinali aumentano le probabilità di un attacco di cuore
di redazione

Non si parla che di lui. Protagonista indiscusso di gran parte degli ultimi studi di medicina, l’intestino è legato a filo doppio alla salute dell’intero organismo. Tanto che quando si ammala lui, i danni si ripercuotono altrove. Sul cuore, per esempio.

Un recente studio pubblicato sulla rivista Inflammatori Bowel Disease ha dimostrato che le persone con malattie infiammatorie croniche intestinali, come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa, sono esposte a un rischio maggiore di avere un infarto. Più esattamente: le probabilità di avere un attacco cardiaco aumentano di ben 12 volte. 

Che la salute del cuore risenta della presenza di infiammazioni croniche non è una novità. Ma, affermano i ricercatori, l’associazione specifica tra malattie intestinali e rischio di infarto non era finora stata adeguatamente approfondita. Per colmare definitivamente la lacuna, gli scienziati hanno puntato ai grandi numeri ricorrendo al database commerciale Explorys di Ibm Watson, una piattaforma di big data che riunisce gli archivi di 26 sistemi sanitari nazionali con informazioni sulla salute di 29 milioni di persone. 

Da questo mare magno di dati, i ricercatori hanno selezionato 132mila pazienti con colite ulcerosa e 159 mila con malattia di Crohn tra i 20 e i 65 anni di età. Nel corso dei cinque anni di osservazione è emerso che le persone con Ibd avevano il 25 per cento di probabilità in più di avere un infarto rispetto alla popolazione generale. 

Il legame tra salute intestinale e cardiovascolare è talmente stretto che i ricercatori invitano a considerare le malattie croniche intestinali come un fattore di rischio indipendente di malattie cardiache.

I pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali diventano quindi una categoria particolarmente fragile, degna di un’attenzione particolare da parte dei cardiologi che dovrebbero venire coinvolti nel trattamento per prevenire gli eventi cardiovascolari.

I ben noti fattori di rischio delle malattie cardiache, pericolosi per chiunque, diventano per i pazienti con malattie intestinali delle vere e proprie micce capaci di innescare danni irreversibili. Fumo, obesità, ipertensione, diabete, colesterolo alto dovrebbero essere tenuti particolarmente sotto controllo per ridurre il più possibile il rischio di un infarto nei pazienti con Ibd. 

Durante lo studio, il 3,3 per cento delle persone senza malattie croniche infiammatorie intestinali ha avuto un attacco di cuore, rispetto al 6,7 per cento dei pazienti con colite ulcerosa e all’8,8 per cento delle persone con malattia di Crohn.

Come era prevedibile, la differenza del rischio cardiovascolare tra pazienti con e senza Ibd è più evidente nella popolazione più giovane tra i 30 e i 34 anni. In questi casi gli individui con malattia di Crohn o colite ulcerosa hanno una probabilità di infarto di 12 volte superiore rispetto ai coetanei senza malattie infiammatorie croniche intestinali. Il divario si riduce con l’avanzare dell’età quando il rischio di attacchi di cuore aumenta nella popolazione generale. 

All'età di 65 anni le persone con malattie infiammatorie croniche intestinali hanno solo il doppio di probabilità di avere un attacco di cuore, rispetto alle persone senza malattie intestinali.

Dallo studio è emerso inoltre che il rischio di infarto aumenta in corrispondenza delle acutizzazioni della malattia e diminuisce nelle fasi di remissione. 

I ricercatori sospettano che l’infiammazione intestinale agisca in maniera indiretta, favorendo la formazione di coaguli di sangue nelle arterie che a loro volta aumentano il rischio di infarto.