Alzheimer: così la proteina Tau invade il cervello

La scoperta

Alzheimer: così la proteina Tau invade il cervello

Come fanno le infezioni nella popolazione si propaga più velocemente laddove ci sono più connessioni
redazione

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Ricercatori dell’Università di Cambridge hanno dimostrato per la prima volta sugli esseri umani che la dannosa proteina si diffonde nel cervello come un’infezione che inizia in un luogo e si propaga altrove. È la conferma dell’ “ipotesi transneuronale”

Pochi giorni fa il colosso farmaceutico Pfizer ha annunciato la sospensione delle ricerche sui farmaci per combattere l’Alzheimer. In molti hanno temuto che della malattia degenerativa, già messa da parte tempo prima da altre farmaceutiche, non si occupasse più nessuno. Ma un nuovo studio pubblicato su Brain dimostra che la ricerca di base non si ferma e che può fornire interessanti spunti di approfondimento. 

I ricercatori dell’Università di Cambridge hanno trovato per la prima volta negli esseri umani la conferma di un fenomeno già osservato sugli animali: la proteina Tau, che ha un ruolo chiave nello sviluppo della malattia, si diffonde nel cervello passando da un neurone all’altro come se si trattasse di un’infezione virale. La scoperta è una conferma della cosiddetta “ipotesi transneuronale” osservata finora però solamente nei topi. 

Insieme alla beta-amiloide, la proteina Tau è sotto stretta osservazione da molto tempo. Le numerose indagini condotte finora non sono ancora riuscite a capire quale delle due proteine sia la più pericolosa e la migliore candidata a fare da bersaglio terapeutico. Beta amiloide e proteina Tau agiscono in maniera diversa: la prima è responsabile della formazione di placche al di fuori delle cellule cerebrali, la seconda forma grovigli di filamenti all’interno dei neuroni minacciandone l’integrità e la funzionalità. 

Gli scienziati inglesi hanno osservato gli effetti della proteina Tau sul cervello di 17 persone malate di Alzheimer combinando due tecniche di imaging, la risonanza magnetica funzionale e la tomografia a emissione di protoni. Dalle immagini è emerso che le più elevate concentrazioni della dannosa proteina Tau si trovano nelle aree del cervello maggiormente connesse tra loro. Il che suggerisce che la proteina si diffonde nel cervello nello stesso modo con cui un’influenza contagia la popolazione: il rischio di venire colpiti dal virus è maggiore quando le persone sono in stretto contatto tra loro. 

«Stiamo sempre più abbracciando l’idea - dice il neurologo Thomas Cope, tra gli autori dello studio - che Tau inizi da qualche parte e poi si muova attraverso i neuroni e le sinapsi in altri posti. Questo processo non è mai stato osservato negli esseri umani. È molto stimolante». 

Nei pazienti che hanno partecipato allo studio l’Alzheimer si presentava con livelli di gravità diversi. Gli scienziati hanno dimostrato che quando l’accumulo di Tau era maggiore tutte le regioni del cervello erano nel complesso meno connesse tra loro, le connessioni erano più deboli e sempre più casuali. 

I ricercatori sono consapevoli dei due principali limiti del loro studio: un campione di pazienti poco numeroso e un periodo di osservazione troppo breve. Per questo Cope e i colleghi stanno proseguendo le indagini con un numero maggiore di pazienti che verranno seguiti più a lungo. Gli scienziati sono convinti infatti che la scoperta del processo di diffusione della proteina tau possa avere implicazioni in campo terapeutico e portare allo sviluppo di farmaci che possano impedire l’ “epidemia” di tau nel cervello.