Ancora un invito alla cautela con i farmaci anti-acido: l’uso prolungato danneggia cuore, reni e stomaco

L'avvertimento

Ancora un invito alla cautela con i farmaci anti-acido: l’uso prolungato danneggia cuore, reni e stomaco

Man taking a pill.jpg

Ogni 1000 persone che assunomo inibitori di pompa protonica 15 muoiono per malattie cardiache, 4  per malattie renale cronica e due per cancro allo stomaco. 
di redazione

Non hanno vita facile, ultimamente, gli inibitori di pompa protonica: il consumo prolungato dei farmaci destinati a curare l’acidità di stomaco, il reflusso e le ulcere gastriche è stato già in passato associato a un generico aumento del rischio di morte prematura. Non erano però finora state  individuate le specifiche cause dei decessi attribuibili ai medicinali. 

Un nuovo ampio studio pubblicato sul British Medical Journal rende adesso più tangibili i pericoli dei prodotti per la gastrite ricostruendo nel dettaglio i danni fatali di cui sono responsabili. I ricercatori si sono serviti dei dati contenuti nell’archivio medico del Department of Veterans Affairs raccolti tra il 2002 e il 2004. E hanno selezionato 157mila persone,  prevalentemente uomini con più di 65 anni di età a cui erano stati prescritti gli inibitori di pompa protonica e altre 56mila persone che invece avevano assunto un altro tipo di antiacidi chiamati H2 antagonisti. Tutti i pazienti sono stati seguiti per più di 10 anni. Nel gruppo delle persone che assumevano inibitori di pompa protonica è stato osservato un aumento del 17 per cento del rischio di morte prematura rispetto al gruppo trattato con gli H2 antagonisti. 

Secondo i calcoli dei ricercatori l’uso prolungato degli inibitori di pompa protonica è responsabile di 45 morti in più ogni mille persone. Il tasso di mortalità era 387 per mille nel gruppo trattato con gli anti-acido e 342 per mille nell’altro gruppo (H2 antagonisti). 

A livello di popolazione i rischi dei farmaci anti acidità diventano particolarmente preoccupanti. Solamente negli Stati Uniti i medicinali sono prescritti a 15 milioni di persone a cui vanno aggiunti tutti coloro che acquistano i prodotti da banco senza obbligo di ricetta. Rifacendo i calcoli su larga scala si arriva così a migliaia di morti in più ogni anno attribuibili al consumo degli inibitori di pompa protonica. 

Ma quali sono i gravi danni all’organismo responsabili di morte prematura provocati da questi farmaci? Secondo gli autori dello studio, il consumo prolungato (oltre i tre mesi) aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, malattie renali croniche, tumore gastrointestinale. Sono queste patologie a causare i decessi attribuiti ai farmaci.

Più precisamente: 15 pazienti in cura con inibitori di pompa protonica su mille muoiono per malattie cardiache, 4 su mille per malattie renale cronica e due su mille per cancro allo stomaco. 

I tassi di mortalità per malattie cardiovascolari, tumore allo stomaco e malattia renale cronica erano rispettivamente 88, 6 e 8 nel gruppo trattato con Ipp e 73, 4 e 4 nell’altro gruppo (H2 antagonisti). 

«Assumere inibitori di pompa protonica per molti mesi o anni non è sicuro e ora abbiamo un quadro più chiaro delle condizioni di salute associate all’uso prolungato degli inibitori di pompa protonica», ha dichiarato Ziyad Al-Aly professore di medicina della Washington University School of Medicine di St. Louis e tra gli autori dello studio. 

Tra l’altro, a esporsi ai pericoli degli inibitori di pompa protonica spesso sono persone che non hanno un reale bisogno della terapia. Molti acquistano i farmaci di loro iniziativa nella versione “da banco” senza aver consultato un medico. I farmaci senza obbligo di ricetta hanno gli stessi effetti collaterali degli altri. Va specificato, infatti, che l’80 per cento dei medicinali consumati dai pazienti coinvolti nello studio aveva lo stesso dosaggio dei prodotti  over the counter. Il che suggerisce che i rischi non sono limitati ai medicinali prescritti dagli specialisti, ma sono presenti anche in quelli auto-somministrati. 

«Gli Ipp venduti over the counter dovrebbero possedere un’avvertenza più chiara sui potenziali  significativi rischi per la salute e sulla necesiità di limitare la durata del consumo, senza superare generalmente i 14 giorni. Le persone che sentono il bisogno di assumere i farmaci per periodi più lunghi dovrebbero consultare un medico», ha dichiarato Al-Aly. 

Insomma, gli inibitori di pompa protonica andrebbero assunti solo in caso di reale necessità, al dosaggio più basso e per il minor tempo possibile.