Da un antimicotico una speranza di trattamento per la fibrosi cistica

Un nuovo approccio

Da un antimicotico una speranza di trattamento per la fibrosi cistica

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Emily Kramer-Golinkoff è una trentunenne con fibrosi cistica. È tra i fondatori di Emily's Entourage, associazione che ha in parte finanziato la ricerca. Nel 2015 è stata nominata da Barack Obama Champion of Change per la Medicina di Precisione
di redazione

“Protesi molecolare” . È la definizione scelta dai ricercatori dell’Università dell’Illinois e dell’Iowa per descrivere una nuova e insospettabile proprietà terapeutica di un antimicotico attualmente in commercio che si candida a diventare il primo trattamento universale per la fibrosi cistica, adatto a tutti i pazienti indipendentemente dal tipo di mutazione genetica all’origine della malattia. L’amfotericina, farmaco generalmente utilizzato per combattere le infezioni provocate da funghi, si è rivelato infatti capace di sostituirsi alla proteina mancante nei pazienti con fibrosi cistica svolgendone le funzioni, proprio come fa una protesi quando prende il posto di un arto. Lo studio, pubblicato su Nature e finanziato dai National Institute of Health, è stato condotto su tessuti umani e su modelli animali (maiali affetti da fibrosi cistica). I risultati sono incoraggianti: l’antifungino migliora la funzionalità delle cellule dei polmoni facilitando ai pazienti con fibrosi cistica la difficile impresa di combattere le infezioni batteriche croniche, una minaccia costante e tipica della malattia. 

In condizioni normali le pareti dei polmoni sono rivestite da uno strato di cellule che secernono bicarbonato rendendo l’ambiente ostile ai batteri. Le persone con fibrosi cistica non possono contare su queste difese naturali perché, a causa di una anomalia genetica, la proteina Cftr incaricata di rilasciare le sostanze protettive è difettosa o mancante del tutto. La conseguenza è facilmente intuibile: i microbi proliferano indisturbati provocando infezioni difficili da combattere. 

«Invece di tentare la terapia genica che ancora non è efficace nei polmoni, o di correggere la proteina, abbiamo usato un approccio differente. Abiamo usato una piccola molecola come surrogato che può agire come la proteina mancante e che abbiamo chiamato protesi molecolare», ha spiegato Martin D. Burke, a capo dello studio.

I ricercatori hanno testato l’azione dell’amfotericina in tessuti polmonari donati da pazienti con fibrosi cistica causata da mutazioni di diverso tipo. Scoprendo che l’antimicotico agisce come una protesi svolgendo il lavoro della proteina mancante, rilasciando bicarbonato e riportando il Ph e lo spessore delle pareti dei polmoni a valori normali. Ma a convincere gli scienziati di trovarsi di fronte a un potenziale trattamento per la fibrosi cistica, il primo ad agire per tutti i tipi di mutazioni, sono stati gli esperimenti sugli animali.

Un campione di maiali affetti da fibrosi cistica è stato trattato con amfotericina rilasciata direttamente ai polmoni per evitare effetti collaterali. Ebbene, anche in questo caso si è osservata una riattivazione delle difese naturali sulla superficie dei polmoni. 

Se gli studi sugli esseri umani dovessero confermare questi risultati, il nuovo trattamento potrebbe migliorare sensibilmente la qualità di vita dei 70mila pazienti con fibrosi cistica nel mondo per i quali attualmente non esiste alcuna cura ma solo pochi rimedi non sempre efficaci per tenere sotto controllo la malattia. 

Il nuovo farmaco potrebbe fare la differenza soprattutto per quei pazienti, il 10 per cento del totale, che non rispondono ad alcuna terapia. 

La grande novità consiste poi nell’universalità dell’efficacia: la “protesi molecolare” infatti sembra funzionare per tutti i tipi di fibrosi cistica indipendentemente dalla mutazione genetica che ha scatenato la malattia. 

 «Mentre molti degli ultimi progressi nel trattamento della fibrosi cistica sono stati indirizzati verso specifiche mutazioni, questo approccio andrebbe a vantaggio di tutti i pazienti con la fibrosi cistica, indipendentemente dalle mutazioni. In secondo luogo, e forse ancora più importante, questo approccio offre l'opportunità di riutilizzare un farmaco esistente e approvato e portarlo rapidamente alla sperimentazione», ha detto Emily Kramer-Golinkoff, trentunenne con fibrosi cistica tra i fondatori di Emily's Entourage, organizzazione no-profit che ha in parte finanziato la ricerca.