Artrite reumatoide: baricitinib riduce il dolore e salva il lavoro

Farmaci

Artrite reumatoide: baricitinib riduce il dolore e salva il lavoro

redazione

L’inibitore selettivo delle Janus chinasi 1 e 2 baricitinib migliora il controllo del dolore e del senso di fatica fin dalla prima settimana di trattamento nei pazienti affetti da artrite reumatoide. Ciò si traduce in un miglioramento delle performance lavorative.

Sono questi i dati  principali di un’analisi dello studio RA-BEAM presentata al congresso della European League Against Rheumatism (EULAR) tenutosi nei giorni scorsi a Madrid.

«La valutazione dell’impatto  del dolore sta assumendo un ruolo sempre più importante nella percezione della gravità della malattia: una indagine della Rheumatology Patient Foundation americana riferisce che il 68% dei malati non aveva neanche un giorno al mese senza dolore e solo un quarto degli intervistati ha confermato che la rigidità articolare mattutina migliorava nelle ore successive, mentre  per la maggior parte  perdurava costantemente», ha spiegato Luigi  Sinigaglia dell’Unità Operativa di Reumatologia dell’Istituto Gaetano Pini di Milano. 

«Si tratta di un aspetto molto importante: non va dimenticato che molti pazienti sono nel pieno della propria attività lavorativa, offrire quindi una terapia efficace significa spesso offrire la possibilità di continuare a inseguire i propri obiettivi. Questo è possibile ancor di più grazie alle nuove molecole come baricitinib: sino a pochi anni fa tra il 32 e il 50%  dei pazienti perdeva il lavoro entro dieci anni dalla diagnosi. Le terapie attualmente disponibili sono invece in grado di migliorare la capacità lavorativa e raggiungere l’obiettivo della remissione».

«Il lavoro è un pilastro del benessere e dell’equilibrio delle persone con una malattia cronica», ha ricordato la presidente ANMAR Silvia Tonolo. «Proprio le persone con artrite reumatoide lavorano 53% in meno rispetto alla popolazione generale. Terapie più efficaci, maneggevoli e sicure permettono oggi di ridurre significativamente il danno alle articolazioni e migliorano il “funzionamento” complessivo della persona».