Artrite reumatoide. Ecco perché al mattino le articolazioni sono rigide

Lo studio

Artrite reumatoide. Ecco perché al mattino le articolazioni sono rigide

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La ragione potrebbe essere l'accumulo di fibrina lungo la membrana sinoviale quando i pazienti sono fermi durante la notte. Al risveglio, i coaguli di fibrina sono finalmente sciolti dalla plasmina
di redazione

La rigidità mattutina prolungata è uno dei sintomi tipici dell’artrite reumatoide, uno di quei parametri usati nelle diagnosi per distinguere, per esempio, la malattia autoimmune da una osteoartrite degenerativa.

Da cosa è provocato l’irrigidimento articolare? Qual è il meccanismo biologico che ne è responsabile? Per rispondere a queste domande, un gruppo di scienziati dell’Hospital for Special Surgery di New York ha analizzato i dettagli istologici della membrana sinoviale associati all’invalidante disturbo che compare soprattutto all’inizio della giornata. 

Per lo studio, pubblicato su Arthritis & Rheumatology, sono stati reclutati 176 pazienti con artrite reumatoide. Dall’analisi del tessuto sinoviale è emerso che la rigidità mattutina che perdura oltre un’ora è associata a un punteggio elevato nella scala Disease Activity Score 28 che valuta la progressione della malattia nelle articolazioni in un range da 2 a 10. Inoltre,  nel 73 per cento di pazienti con rigidità articolare mattutina è stata riscontrata la presenza di fibrina e di neutrofili. La fibrina è una proteina che si forma per precipitazione nella coagulazione del sangue e i neutrofili sono cellule transitorie che si deteriorano poco dopo l'infiltrazione dei tessuti.

«Abbiamo ipotizzato che le caratteristiche infiammatorie della membrana sinoviale nell’artrite reumatoide possano essere associate alla rigidità mattutina e abbiamo pensato che una comprensione più approfondita di quali caratteristiche sinoviali siano correlate a questo sintomo potrebbe fornire spunti sul meccanismo alla base di questo problema», scrivono i ricercatori.

Gli scienziati hanno individuato 10 caratteristiche sinoviali associate all'espressione di geni infiammatori, tra cui la presenza di neutrofili, fibrina, linfociti, mucina e plasmaciti. Per scoprire se questi 10 parametri possono spiegare la rigidità mattutina, i ricercatori hanno prelevato campioni di tessuto sinoviale da 176 pazienti con artrite reumatoide che erano stati sottoposti a un intervento chirurgico di artroplastica. 

In media i pazienti avevano ricevuto la diagnosi di artrite reumatoide 11 anni prima e avevano un punteggio Das28 di 3,7 che corrisponde a un livello di progressione della malattia moderato. Più della metà dei pazienti era in terapia con un farmaco biologico. 

Dall’analisi di tutti i dati è emerso che la durata della rigidità mattutina era significativamente associata al punteggio Das28. Questo risultato non era inaspettato. Meno prevedibile era invece la composizione del tessuto sinoviale emersa dagli esami istologici. Nel 41 per cento dei campioni è stata riscontrata della fibrina e nel 15 per cento dei neutrofili. 

La presenza di entrambi questi fattori è associata a una maggiore durata della rigidità articolare al risveglio in confronto alla presenza dei singoli elementi (solo fibrina o solo neutrofili). 

«Abbiamo preso in considerazione la possibilità che la fibrina possa accumularsi lungo la membrana sinoviale mentre i pazienti sono relativamente fermi durante la notte, e che la condizione possa migliorare con il passare del giorno  quando i coaguli di fibrina vengono sciolti dalla plasmina. Abbiamo ulteriormente ipotizzato che i neutrofili potrebbero migliorare la stabilità dei depositi di fibrina, contribuendo così alla sensazione di rigidità mattutina prolungata», spiegano i ricercatori. 

L’ipotesi è stata messa alla prova in laboratorio con un esperimento in cui i coaguli di fibrina sono stati esposti ai neutrofili. I risultati hanno mostrato che il Dna dei neutrofili resiste alla fibrinolisi.

«È possibile che quando i neutrofili si infiltrano nell'articolazione, il loro Dna conferisca maggiore stabilità e rigidità ai depositi di fibrina lungo la superficie sinoviale, contribuendo alla sensazione di rigidità e alterando la meccanica del movimento articolare», affermano i ricercatori. 

Lo studio getta luce sui possibili meccanismi all’origine di un invalidante sintomo clinico frequentemente sperimentato da pazienti con artrite reumatoide e potrebbe aprire la strada a nuovi approcci terapeutici.