Se l’asma è lieve si può fare a meno dei farmaci inalatori

Ripensamenti

Se l’asma è lieve si può fare a meno dei farmaci inalatori

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Gli eosinofili sono un tipo di globuli bianchi coinvolti nelle reazioni allergiche e nell’asma. Dai loro livelli nell'espettorato sembra dipendere se la terapia avrà effetto o meno
di redazione

Una grande fetta di malati con asma  lieve potrebbero non avere bisogno dei farmaci inalatori.

È l'inattesa scoperta che arriva da uno studio della University of California, San Francisco sostenuto dal National Heart, Lung, and Blood Institute (Nhlbi) e pubblicato sul New England Journal of Medicine.

I ricercatori hanno individuato un metodo che consente di dare al paziente giusto il farmaco giusto, nel rispetto delle regole della medicina di precisione. E i farmaci per via inalatoria - sia cortisonici sia non cortisonici - nei pazienti con asma persistente di grado lieve non funzionano meglio di un placebo. 

Fino a oggi nessun asmatico avrebbe pensato di poter rinunciare al suo inalatore: i farmaci cortisonici per via inalatoria erano il leitmotiv di tutte le terapie, consigliati in dosaggi differenti per qualunque livello di asma (lieve, moderato o grave). Ma le cose potrebbero cambiare. 

La categoria di farmaci in questione agisce sugli eosinofili, un tipo di globuli bianchi coinvolti nelle reazioni allergiche e nell’asma direttamente responsabili delle infiammazioni nei polmoni.

Alcuni studi del passato avevano dimostrato che circa la metà delle persone con asma persistente mostra livelli bassi di eosinofili nell’espettorato. Incuriositi da questi risultati i ricercatori della University of California, San Francisco si sono chiesti se i livelli di eosinofili potessero essere indicativi della risposta alle terapie e se potessero, quindi, essere usati come biomarker per fare previsioni sulla efficacia dei trattamenti per l’asma. 

Per verificarlo hanno reclutato 295 persone di età superiore ai 12 anni con asma persistente di livello medio. Il campione è stato diviso in due gruppi in base ai livelli degli eosinofili nell’espottorato: livello basso (meno del 2%) e livello alto (superiore al 2%).

Ebbene, la prima scoperta inattesa è che tre persone su quattro rientravano nel primo gruppo, molto più di quanto riportato negli studi precedenti. 

La seconda scoperta inattesa riguarda invece quale sia il miglior trattamento per questo tipo di malati. Lo studio, ideato per confrontare l'efficacia di due categorie di farmaci prevedeva che i pazienti ricevessere  tre terapie diverse in differenti momenti per un periodo di 12 settimane ogni volta: un glucocorticoide per via inalatoria chiamato mometasone, un trattamento non steroideo ad azione prolungata chiamato triotopio e un placebo. 

Ebbene, mettendo a confronto i risultati dei tre trattamenti sulle persone con livelli di eosinofili bassi non è emerso nessun primato. I corticosteroidi inalatori hanno offerto gli stessi vantaggi dei farmaci non steroidei e benefici talmente poco superiori a quelli del placebo da potere essere attribuiti al caso piuttosto che a un maggiore potere terapeutico. 

Diverso, invece, è il caso delle persone con livelli di eosinofili alti. Questi pazienti hanno una probabilità di rispondere alla terapia con steroidi tre volte superiore a quella del placebo o dei farmaci non steroidei. 

A questo punto, secondo i ricercatori, si apre un nuovo scenario del tutto inatteso.

«I nostri risultati sollevano la domanda se le linee guida debbano essere rivalutate per i pazienti con asma lieve e persistente per i quali mancano evidenze di infiammazione di tipo 2», argomentano nelle conclusioni dello studio.

«Nel nostro studio, il 73% dei pazienti con asma lieve e persistente sottoposti a screening aveva un livello di eosinofili nell'espettorato inferiore al 2%; nel 67% di questi pazienti, la risposta al placebo è risultata buona o migliore della risposta al mometasone». Come se non bastasse, aggiungono, «la necessità di un cambiamento nella strategia di trattamento è ulteriormente evidenziata da una crescente quantità di studi che suggeriscono che l'asma lieve e persistente può essere gestito in sicurezza senza l'uso quotidiano di glucocorticoidi inalatori e  che dimostrano che i pazienti con un basso livello di eosinofili potrebbero non avere una risposta favorevole ai glucocorticoidi per via inalatoria. Inoltre, nei pazienti con un basso livello di eosinofili, l'uso quotidiano di glucocorticoidi inalatori, a fronte di un beneficio clinico minimo, può aumentare il rischio di effetti collaterali e il trattamento ha costi non indifferente».

Nei fatti si tratta di malati che già oggi tendono a seguire poco il trattamento prescritto poichè ne percepiscono poco i vantaggi. «Tra questi pazienti, l'aderenza ai regimi prescritti è spesso carente perché tendono a smettere di usare glucocorticoidi inalatori quando si sentono bene, hanno paura dei potenziali effetti avversi o percepiscono che il trattamento è inefficace».

Compreso che per questi malati il trattamento attuale potrebbe essere da rivedere, però, a questo punto resta un quesito: come curare i pazienti con asma lieve e livello di eosinofili bassi? 

La risposta, per i ricercatori, potrà essere fornita solo da un nuovo studio concepito per questo scopo. Nell'attesa, ai malati non resta che affidarsi al giudizio del proprio medico evitando di sospendere il trattamento di propria iniziativa.