Aspettativa di vita più lunga se dopo l'infarto si riaccende la vita sessuale

Il legame

Aspettativa di vita più lunga se dopo l'infarto si riaccende la vita sessuale

Dopo un infarto, chi riprende l’attività sessuale vive più a lungo rispetto a chi rinuncia al sesso. Potrebbe darsi però che il fenomeno abbia un’altra spiegazione. L’associazione esiste ma non è chiaro se sia il sesso ad allungare la vita o se chi sta meglio fa più sesso

di redazione

L’attività sessuale dopo un infarto non è un tabù. Non solo non è controindicata, ma potrebbe essere addirittura prescritta. Perché secondo uno studio pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology, riprendere i rapporti sessuali pochi mesi dopo un attacco di cuore allunga la vita.

«La sessualità e l'attività sessuale sono indicatori di benessere. La ripresa dell'attività sessuale subito dopo un infarto può favorire la percezione di sé come persona sana, capace, giovane ed energica. Questo può portare a uno stile di vita più sano in generale», ha dichiarato Yariv Gerber dell'Università di Tel Aviv, in Israele a capo dello studio.

L’indagine è stata condotta su 495 pazienti dall’età media di 53 anni che erano stati ricoverati per un infarto tra il 1992 e il 1993. 

Ai partecipanti era stato chiesto di indicare la frequenza dell’attività sessuale nell’anno precedente all’attacco di cuore e nei 3-6 mesi successivi all’episodio che aveva richiesto il ricovero. 

In base alle risposte, i pazienti sono stati divisi in due gruppi: de primo facevano parte coloro che si erano astenuti dal sesso o avevano ridotto notevolmente i rapporti dopo l’attacco di cuore, del secondo coloro che avevano mantenuto o addirittura aumentato l’attività sessuale qualche mese dopo le dimissioni ospedaliere.  

Le condizioni di salute del campione sono state monitorate per 22 anni. In quest’arco di tempo si sono registrati 211 decessi. 

Dal confronto tra i due gruppi è emerso che le persone che avevano mantenuto o aumentato il numero di rapporti sessuali entro i primi sei mesi dall’infarto avevano un rischio di morte inferiore del 35 per cento rispetto a chi aveva rinunciato o quasi al sesso. 

Il vantaggio sulla longevità assicurato dal sesso era dovuto a un minor rischio di morte per malattie non cardiovascolari come il cancro. 

«Una migliore forma fisica, relazioni più solide con il coniuge e la capacità mentale di riprendersi dallo shock iniziale dell'evento entro pochi mesi sono tra le possibili spiegazioni per il beneficio di sopravvivenza osservato nel gruppo che ha mantenuto o aumentato l’attività sessuale», ha dichiarato Gerber. 

Non è del tutto chiaro però se il sesso sia l’effetto o la causa delle buone condizioni di salute. Potrebbe darsi infatti che le persone che non hanno recuperato un completo benessere fisico dopo l’infarto siano meno invogliate ad avere rapporti sessuali, ma anche meno inclini a sottoporsi a controlli di screening per altre malattie. 

«Tutto questo potrebbe spiegare la forte associazione inversa tra la ripresa dell'attività sessuale e la mortalità per cancro che è stata osservata nel nostro studio», ha spiegato Gerber.

In realtà quel che lo studio dimostra è che chi fa sesso vive più a lungo, ma il rapporto di causalità è ancora tutto da dimostrare. 

«Sono necessari numerosi parametri di salute fisica e psicosociale per mantenere una regolare attività sessuale. Alla luce di ciò, il vantaggio netto dell'attività sessuale stessa è ancora oggetto di dibattito», ammette Gerber.