Aspirina, statine, farmaci per la pressione. Li prendono in tanti, ma 1 su 5 non ne ha bisogno

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Aspirina, statine, farmaci per la pressione. Li prendono in tanti, ma 1 su 5 non ne ha bisogno

L’attuale sistema per valutare il rischio cardiovascolare sovrastima il pericolo
redazione

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Lo strumento più diffuso per calcolare le probabilità di infarto e ictus si basa su dati vecchi e nel 20 per cento dei casi vede un pericolo che non c’è. È ora di aggiornare il sistema per evitare di assegnare terapie inutili

"Oops, ci siamo sbagliati. Forse state assumendo un farmaco di cui non avete bisogno".

Undici milioni di americani si potrebbero sentire rivolte queste scuse dai propri medici: aspirina, statine e farmaci per la pressione sono spesso prescritte per prevenire il rischio cardiovascolare sulla base di un calcolo sbagliato.

Almeno così la pensa un gruppo di ricercatori americani che su Annals of Internal Medicine invita gli esperti di salute pubblica ad aggiornare i criteri con cui si valutano le probabilità di infarto e ictus. 

A partire dal sistema di calcolo più diffuso, il “pooled cohort equations” Pces, un modello matematico basato su alcuni dati personali come la pressione, i livelli di colesterolo, l’età ecc…facilmente reperibile on line.

I medici ricorrono a questo strumento per decidere a quali pazienti prescrivere farmaci per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. 

Il problema, scrivono gli autori dello studio, è che questo sistema di calcolo non è stato aggiornato da tempo e non è più affidabile. 

«Esistono almeno due modi per migliorare il sistema - scrivono gli autori - Il primo dei quali è ben noto: i dati usati per ricavare l’equazione devono essere aggiornati». 

I parametri a cui ricorre il test per fare le sue valutazioni sono infatti quelli della popolazione che nel 1948 aveva tra i 30 e i 62 anni. 

«Molte cose sono cambiate riguardo alla dieta, all’ambiente e ai trattamenti medici dagli anni Quaranta a oggi - dice Sanjay Basu, principale autore dello studio - Affidarsi ai dati dei nostri nonni per prendere decisioni sulle terapie di oggi non è probabilmente l’idea migliore». 

Secondo gli autori dello studio l’attuale sistema di valutazione del rischio pecca per eccesso di zelo, con risultati che sovrastimano il pericolo nel 20 per cento dei casi.

Curiosamente, nel caso delle popolazione afro-americane vale esattamente il contrario: i medici potrebbero sottostimare il rischio. 

Una situazione paradossale. «Mentre a molti americani vengono raccomandati trattamenti aggressivi di cui potrebbero non avere bisogno - dice Basu -  ad altri, in modo particolare agli afro-americani, vengono date false rassicurazioni quando invece avrebbero bisogno di iniziare una terapia»

I ricercatori hanno aggiornato il sistema Pces con nuovi dati in grado di valutare il rischio cardiovascolare con maggiore accuratezza. E hanno completato il “restauro” del sistema introducendo un aggiornato metodo statistico usato per le equazioni.

«Abbiamo scoperto che aggiornando il sistema con nuovi dati e metodi statistici, potremmo migliorare sostanzialmente l'accuratezza delle stime del rischio di malattie cardiovascolari», scrivono gli autori.

Aggiornando i dati del 2013 con i dati delle coorti moderne si è ridotto il numero di persone considerate a elevato rischio. «I medici e i pazienti - concludono gli autori - devono considerare i potenziali benefici e i rischi di una riduzione del numero di persone trattate con aspirina, medicine per la pressione arteriosa o statine. I nostri risultati indicano anche che i calcoli del rischio generalmente diventano obsoleti nel tempo e richiedono un aggiornamento periodico».