Attenzione all’uso prolungato degli inibitori di pompa: possono aumentare il rischio di diabete

Il legame

Attenzione all’uso prolungato degli inibitori di pompa: possono aumentare il rischio di diabete

I farmaci per gastrite e reflusso sono nuovamente sotto accusa. Ma anche in questo caso è l’uso prolungato (due anni) a venire giudicato rischioso. Chi segue terapie di due o più anni ha un aumento di rischio di diabete 2. Lo studio su Gut

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Immagine: Tom Varco / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)
di redazione

L’ uso regolare e prolungato, per esempio almeno due volte a settimana per due anni, degli inibitori di pompa protonica è associato a un aumento del rischio di diabete 2. I farmaci per la gastrite, l’acidità di stomaco, il reflusso e l’ulcera duodenale non hanno pace. Dopo essere stati associati, sempre quando vengono assunti per periodi lunghi, a un aumento delle probabilità di fratture ossee, di malattia cronica renale, di infezioni intestinali e di tumore esofageo, ora si scopre che la loro azione sul microbioma intestinale può mandare in tilt il controllo della glicemia. Più a lungo vengono utilizzati più aumenta il rischio. Chi segue terapie prolungate con gli inibitori di pompa protonica dovrebbe eseguire controlli periodici del glucosio nel sangue. 

Le nuove accuse a Lansoprazolo, Pantoprazolo, Esomeprazolo e simili giungono da uno studio pubblicato su Gut che si è basato sui dati di più di 200mila adulti tra i 25 e i 75 anni che avevano partecipato a tre importanti indagini epidemiologiche negli Stati Uniti iniziate negli anni Settanta-Ottanta, Nurses’ Health Study (I e II) e l’Health Professionals Follow-up Study (HPFS). 

Ogni due anni tutti i partecipanti avevano aggiornato le informazioni sulla loro salute riportando eventuali nuove diagnosi di malattie. A partire dal 2000 tra le domande rivolte al campione ne era stata inserita anche una sull’uso degli inibitori della pompa protonica. 

Durante il periodo di osservazione, durato dai 9 ai 12 anni, si sono registrate 10mila nuove diagnosi di diabete 2. Tra i consumatori regolari di farmaci anti acido (più di 2 volte a settimana) il rischio assoluto annuale di sviluppare la malattia metabolica era di 7,44 ogni mille persone in confronto a 4, 32 ogni mille persone tra chi non faceva uso dei medicinali in questione. 

Dopo aver valutato l’impatto di altri fattori di rischio che avrebbero potuto incidere sul risultato come  ipertensione, colesterolo alto, sedentarietà e l’uso di altri farmaci, gli scienziati hanno calcolato che i consumatori regolari degli inibitori di pompa protonica avevano il 24 per cento di probabilità in più di sviluppare diabete di tipo 2 rispetto ai non consumatori. 

Il rischio cresce in corrispondenza al tempo di utilizzo. Per esempio un uso regolare per due anni è associato a un aumento del rischio del 5 per cento, l’uso per più di due anni a un aumento del rischio del 26 per cento. I ricercatori hanno osservato che le probabilità di sviluppare il diabete diminuiscono con il passare del tempo dall’interruzione della terapia. 

Il meccanismo alla base dell’associazione tra inibitori di pompa protonica e diabete non è stato del tutto chiarito.  Sembra che i cambiamenti provocati dai farmaci nel tipo e nella quantità dei batteri nell'intestino (il microbioma) siano la spiegazione più plausibile. Uno squilibrio della composizione del microbioma può infatti favorire l’insorgenza del diabete 2. 

«A causa dell'ampio utilizzo, il numero complessivo di casi di diabete associati all'uso di inibitori di pompa protonica potrebbe essere considerevole. Data la vasta gamma di effetti collaterali e l'aumento del rischio di diabete, i medici dovrebbero valutare attentamente i pro e i contro della prescrizione di questi farmaci. Per i pazienti che devono seguire una terapia t a lungo termine, si raccomanda lo screening per la glicemia e il diabete di tipo 2», suggeriscono gli autori dello studio.