Basta risonanze magnetiche e bisturi: non è così che si cura il mal di schiena

L’appello

Basta risonanze magnetiche e bisturi: non è così che si cura il mal di schiena

Tre studi su Lancet invitano i medici di tutto il mondo a rivedere diagnosi e cura della lombalgia
redazione

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Chirurgia, antidolorifici e riposo. Nella maggior parte dei casi questi rimedi sono peggiori del danno. Molto più efficace l’esercizio fisico e la ripresa dell’attività lavorativa secondo tre studi pubblicati su Lancet.

Medici di tutto il mondo fermatevi! Non è così che si cura il mal di schiena: interventi chirurgici, prescrizioni di antidolorifici oppioidi, inviti al riposo, nella maggior parte dei casi, rischiano di essere rimedi peggiori del danno.

È un appello che ha i toni di una chiamata alle armi globale quello che arriva da tre studi pubblicati su The Lancet realizzati da un gruppo di ricerca internazionale guidato Rachelle Buchbinder della Monash University di Melbourne, in Australia. È arrivato il momento per gli esperti di salute pubblica di tutti i Paesi del mondo, dicono gli autori, di riflettere sulle strategie di cura della lombalgia, un problema a cui ogni individuo su questo pianeta andrà incontro almeno una volta nella vita. 

Il dolore lombare affligge 540 milioni di persone nel mondo e con un numero di casi raddoppiato negli ultimi vent’anni, soprattutto a causa dell’invecchiamento della popolazione, è diventato il principale punto debole della nostra specie, il disturbo invalidante più diffuso negli Homo sapiens. 

Il mal di schiena è democratico, colpisce i ricchi quanti i poveri, le nazioni ad alto reddito come quelle a basso e medio reddito. .

La causa il più delle volte non è chiara. A meno che non si tratti di malformazioni della colonna, di incidenti o di patologie oncologiche, risalire all’origine del dolore è impossibile. Anche fattori psicologici, sociali ed economici hanno il loro peso: obesità, fumo e mancanza di attività fisica non dovrebbero essere esclusi al momento della diagnosi. 

«Nella grande maggioranza dei casi - ha dichiarato Martin Underwood della Warwick University’s medical school, uno degli autori -  non sappiamo quale sia la causa. Solamente l’1 per cento dei casi è associato a malattie gravi come infezioni o cancro». 

E qui arriva il primo sonoro richiamo ai medici: ricorrere alla risonanza magnetica è controproducente, scrivono gli autori di uno dei tre studi sul Lancet, perché non è detto che le eventuali anomalie riscontrate siano la cause del dolore. 

Il cambio di paradigma nella cura del mal di schiena deve quindi partire riducendo gli esami diagnostici che diventano troppo spesso il pretesto per operazioni chirurgiche quasi mai risolutive. 

Ed ecco la seconda pagina della medicina mondiale che deve essere riscritta: la fusione dei dischi, l’inserimento di dischi artificiali o la somministrazione di iniezioni spinali generalmente non sono d’aiuto. I costi di questi interventi non sono quasi mai corrispondenti ai benefici 

In alcuni Paesi i pazienti con un mal di schiena di origine ignota sono una risorsa redditizia troppo appetibile per non essere sfruttata. 

I governi e gli esperti di salute pubblica dovrebbero unire le forze «per affrontare le controproducenti strategie di rimborso, gli interessi acquisiti e gli incentivi professionali che mantengono lo status quo». 

L’intenzione degli scienziati è proprio quella di lanciare una sfida globale per individuare soluzioni migliori rispetto a interventi high-tech dagli elevati costi e dagli scarsi risultati. Ma non si pensi al letto come una possibile via di salvezza. Restare stesi a lungo senza andare a lavorare non fa altro che peggiorare le cose. 

Nella maggior parte dei casi chi soffre di mal di schiena troverebbe più giovamento dall’esercizio fisico e dalla ripresa delle attività lavorativa piuttosto che dal bisturi, dai farmaci o dal riposo. 

Nel Regno Unito il messaggio è già arrivato, tanto che le linee guida dell’Nhs invitano i dottori a non ricorrere alla sala operatoria in caso di dolore lombare dalla causa sconosciuta. Ma negli Usa la chirurgia è molto diffusa e i Paesi a basso e medio reddito stanno seguendo l’esempio americano con un aumento di interventi tra pazienti della classe sociale economicamente più avvantaggiata.

Infine, resta da affrontare il problema dei farmaci e della disinvolta prescrizione di oppioidi in molti Paesi. «Studi recenti hanno dimostrato che questi farmaci non sono più efficaci di altri più sicuri medicinali - ha detto Nadine Foster della Keele University, tra gli autori degli studi - tuttavia a molti pazienti vengono prescritti farmaci che hanno oppiacei al loro interno. I pazienti dovrebbero ricevere il farmaco più sicuro per il minore tempo possibile al dosaggio più basso». 

Va ricordato poi, scrivono gli autori, che negli Usa l’aumento di prescrizioni di farmaci oppioidi negli ultimi 20 anni ha alimentato la dipendenza da queste sostanze. 

In conclusione, gli autori chiedono al mondo intero di cambiare il modo di affrontare il mal di schiena, puntando a una'auto-gestione da parte del paziente e rinunciando alla ricerca tanto della diagnosi quanto della cura. Perché bisogna prendere atto che la medicina non è in grado di offrire quasi mai né l’una né l’altra.