Con la Bpco attenzione agli antidepressivi

Farmaci

Con la Bpco attenzione agli antidepressivi

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È stato osservato un aumento del 20% di mortalità nei pazienti con la malattia respiratoria che sono nuovi consumatori di psicofarmaci Ssri o Snri. L’invito ai medici: cautela nelle prescrizioni e un più attento monitoraggio degli effetti collaterali
di redazione

Gli antidepressivi possono aumentare del 20 per cento il rischio di morte in chi soffre di broncopneumopatia cronico ostruttiva (Bpco). 

È questa la conclusione a cui è giunto uno studio condotto da ricercatori afferenti a diverse istituzioni canadesi e pubblicato sull’European Respiratory Journal che ha analizzato gli effetti sui pazienti affetti dalla malattia respiratoria dei farmaci antidepressivi serotoninergici. A questa classe di medicinali appartengono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (Ssri) e gli inibitori della ricaptazione della serotonina norepinefrina (Snri). 

Sfruttando i dati dell’Institute of Clinical Evaluative Sciences (Ices), i ricercatori hanno messo a confronto le informazioni sulla salute di 28.360 pazienti di più di 66 anni con Bpco nuovi consumatori di farmaci antidepressivi con quelle di un gruppo altrettanto numeroso di pazienti con Bpco che non facevano uso di antidepressivi. 

I ricercatori hanno osservato che tra gli adulti affetti dalla malattia respiratoria in cura con antidepressivi si conta un maggior numero di ricoveri ospedalieri e di visite al pronto soccorso (+15%) e un tasso di mortalità superiore (+20%) rispetto alle persone con la stessa patologia che non fanno uso di antidepressivi. 

«Non siamo rimasti sorpresi dai risultati dato che esistono ragioni biologiche che possono spiegare il fatto che gli antidepressivi abbiano conseguenze sulla respirazione», ha dichiarato Nicholas Vozoris, principale autore dello studio. «Questi farmaci possono provocare sonnolenza, vomito e possono avere un impatto negativo sulle cellule del sistema immunitario. Tutto ciò aumenta le probabilità di infezioni, problemi respiratori e altri eventi avversi respiratori, specialmente nei pazienti con malattia polmonare cronico ostruttiva». 

I sintomi della malattia respiratoria che colpisce più del 10 per cento degli adulti con oltre 40 anni di età nel mondo possono facilmente portare a un calo dell’umore o alla depressione vera e propria. Il respiro corto, la fame d’aria, la tosse cronica, la spossatezza mettono a dura prova la salute psicologica del 70 per cento dei pazienti. 

E non di rado i pazienti con Bpco necessitano di trattamenti farmacologici per la depressione. 

Ora lo studio mette in guardia dai potenziali effetti collaterali. 

Attenzione, però, avvertono i ricercatori: non si tratta di una bocciatura di questa classe di farmaci né del loro impiego nei pazienti con malattie polmonari.

«I risultati dello studio non devono allarmare le persone che usano questi farmaci, piuttosto impongono maggiore cautela tra pazienti e medici», ha dichiarato Vozoris. «Spero che il nostro studio incoraggi una maggiore consapevolezza al momento della prescrizione di questi farmaci e un monitoraggio costante per gli effetti avversi. Proprio perché esiste questa associazione, noi medici dovremmo pensare alla psicoterapia e alla riabilitazione polmonare come trattamenti non farmacologici associati».