Cancro. La Car-T mantiene le promesse. La pratica clinica conferma i risultati delle sperimentazioni

Lo studio

Cancro. La Car-T mantiene le promesse. La pratica clinica conferma i risultati delle sperimentazioni

Yescarta per il trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B ha dimostrato di essere efficace anche nei pazienti del mondo reale che presentano un quadro clinico molto più complesso di quello dei partecipanti ai trial clinici

di redazione

La terapia Car-T axicabtagene ciloleucel (nome commerciale Yescarta) per il trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B recidivo refrattario funziona anche nel mondo reale. L’efficacia della procedura nei pazienti “veri”, ossia non arruolati in un trial clinico, è paragonabile a quella emersa nelle sperimentazioni. Ed è un’ottima notizia.

La prova del “real world” è quella che in sostanza determina la reale utilità di una terapia. Gli sperimentatori aspettano i risultati di questa fase come gli attori di teatro aspettano la reazione del pubblico alla prima di uno spettacolo: le prove generali sono importanti e tutto deve funzionare alla perfezione, ma la reale messa in scena è un’altra cosa. Se le prove sono andate bene ci sono buone probabilità che anche la performance vera e propria vada bene, ma non è sempre detto. Per i farmaci e le terapie vale lo stesso: i risultati dei trial clinici non sempre vengono confermati nel mondo reale che è molto più complesso di quanto possa essere lo scenario sperimentale più realistico possibile.

Yescarta è una terapia a base di cellule T dotate del recettore chimerico per antigene per il trattamento di pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B, una forma particolarmente aggressiva di linfoma, indicata nei casi in cui altre terapie, come la chemioterapia, abbiano fallito.

Di Car-T cell therapy si è parlato molto negli ultimi tempi. Si tratta di una procedura avanzata che agisce sul sistema immunitario del paziente rendendolo in grado di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Le fasi della terapia sono oramai note: i linfociti T del paziente vengono prelevati da un campione di sangue, modificati geneticamente e reinfusi nel paziente. Il “ritocco” genetico induce le cellule immunitarie a esprimere sulla loro superficie il recettore dell’antigene chimerico (CAR) che gli permette di riconoscere l’antigene specifico delle cellule tumorali e di distruggerle.

Tra i 275 pazienti che sono stati sottoposti alla terapia nel reale contesto ospedaliero sono stati registrati tassi di risposta complessiva dell’82 per cento. La risposta complessiva indica il numero totale dei pazienti il cui tumore si è significativamente ridotto o è stato del tutto eliminato.

Nel mondo reale la risposta completa, che indica i pazienti senza più segni di tumore, è stata del 64%. Si tratta di numeri molto simili a quelli osservati nel trial clinico  (ZUMA-1 trial) dove sono stati ottenuti tassi di risposta complessiva dell’83 per cento e tassi di risposta completa del 58 per cento. Anche l’impatto degli effetti collaterali è stato equiparabile. Il principale evento avverso registrato è la sindrome da rilascio di citochine, sperimentata dal 91 per cento dei pazienti, il 7% dei quali in forma grave. 

I risultati dell’indagine nel real world, pubblicati sul Journal of Clinical Oncology, confermano quindi l’efficacia della terapia Car-T anche in quei pazienti che sarebbero stati scartati dalla sperimentazione, cioè pazienti con un quadro clinico molto più complesso di quello presentato dai pazienti arruolati nel trial. 

«La sicurezza e l’efficacia di axi-cel nello scenario dello standard di cure nei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B recidivo/refrattario sono paragonabili a quelle dello studio Zuma-1», concludono i ricercatori.