Cancro, combattere la fatigue con un placebo (sapendo che è un placebo)

La conferma

Cancro, combattere la fatigue con un placebo (sapendo che è un placebo)

I miglioramenti si hanno anche quando i pazienti sanno di assumere una caramella
redazione

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L’effetto placebo continua a stupire. I sopravvissuti al cancro afflitti dalla fatigue migliorano anche se sono perfettamente consapevoli di assumere una pasticca senza alcun principio attivo

L’etichetta della confezione non lascia dubbi: “Questa è una pillola placebo. Ingredienti: cellulosa microcristallina”. Le pasticche somigliano a un farmaco nell’aspetto, ma sono fatte di zucchero e non contengono alcun principio attivo. Chi le assume ne è perfettamente consapevole. Eppure funzionano. Ancora una volta l’effetto placebo supera le aspettative portando benefici anche ai pazienti che sono consapevoli di assumere nient’altro che caramelle. 

Uno studio appena pubblicato su Scientific Reports dimostra che una pillola palesemente falsa ingerita per tre settimane migliora significativamente i sintomi della fatigue nei sopravvissuti al cancro. 

La spossatezza fisica e psichica successiva alle terapie oncologiche conosce pochi rimedi. Il riposo non è mai abbastanza, ci si alza dal letto più stanchi di prima, i farmaci provocano effetti collaterali poco piacevoli e i rimedi naturali danno poco sollievo. A nessun medico verrebbe mai in mente di ricorrere a una finta terapia. Ci ha pensato invece Ted Kaptchuk, direttore del Harvard-wide Program in Placebo Studies, che aveva già osservato i superpoteri del placebo smascherato per alleviare mal di schiena e che ha ideato una nuova sperimentazione ribaltata: la terapia da testare è il placebo e il confronto avviene con il farmaco tradizionale, il gruppo sperimentale assume la finta pillola e quello di controllo la vera. 

L’inusuale trial ha coinvolto 74 sopravvissuti a diversi tipi di cancro afflitti da forme di fatigue più o meno pesanti. I pazienti, come abbiamo detto, sono stati assegnati a due gruppi: uno è stato trattato con il placebo in modalità “open-label”, l’altro con la vera medicina. Dopo tre settimane di terapia a base di due pillole al giorno, il gruppo che assumeva il farmaco reale ha potuto proseguire la cura ricorrendo al placebo, mentre gli altri hanno interrotto il trattamento. 

Alla fine del periodo di osservazione i partecipanti consapevoli di aver ingerito  “caramelle” hanno riscontrato un miglioramento clinico del 29 per cento nei sintomi della fatigue e una riduzione del 39 per cento nell’impatto della fatigue sulla qualità di vita. I risultati erano del tutto indipendenti dalla considerazione che i partecipanti avevano del placebo prima che iniziasse la sperimentazione. «Alcune persone convinte che il placebo non avrebbe avuto alcun effetto - ha spiegato Teri Hoenemeyer coautore dello studio - hanno avuto una buona risposta, mentre altri che credevano che il placebo avrebbe portato dei benefici non hanno avuto gli stessi risultati». 

Lo studio è una conferma delle ultime ricerche sul placebo: non è necessario ingannare i pazienti per ottenere i vantaggi della finta pillola. E, infatti, alla fine dell’esperimento i ricercatori si sono trovati di fronte a un dilemma etico non da poco, con i pazienti che chiedevano ai medici di prescrivergli il placebo al posto del vero farmaco. 

Ma perché la finta terapia funziona anche quando la mente non viene ingannata? Ted Kaptchuk, che come abbiamo detto è diventato oramai un esperto dei poteri del placebo “open-label”, aveva già fornito una spiegazione nel precedente studio sul sollievo al mal di schiena. La suggestione non c’entra. Probabilmente il fenomeno è riconducibile al condizionamento classico: l’atto di prendere la medicina in un ambiente sanitario, con tanto di rituale e simboli terapeutici, comporta di per sé dei benefici. Il corpo e la mente rispondono agli stimoli del contesto anche quando l’etichetta sulla confezione mostra chiaramente che si tratta di pillole di zucchero. Vale per alcuni tipi di disturbi, come la sindrome dell’intestino irritabile, i dolori lombari, l’emicrania e la fatigue. I superpoteri del placebo, per ora, si fermano qui.