Cancro al fegato: quando è provocato dall’alcol il tumore è più cattivo

Lo studio

Cancro al fegato: quando è provocato dall’alcol il tumore è più cattivo

Uno studio su Cancer ha messo a confronto i tassi di sopravvivenza di chi beve e chi no
redazione

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In Francia l’abuso di alcolici è già la prima causa di carcinoma epatico. Negli Usa sta per diventarlo. Uno studio su Cancer dimostra che quando il tumore è causato dai bicchieri di troppo i pazienti vivono di meno

La malattia è la stessa, tumore del fegato, ma la prognosi è diversa. 

E dipende dalla causa della malattia. I pazienti che hanno un carcinoma epatico associato al consumo di alcol vivono meno di chi ha avuto la stessa diagnosi per altre ragioni. 

Il dato è emerso da uno studio appena pubblicato su Cancer, la rivista dell’American Cancer Society. 

Il tumore del fegato è la seconda causa di morte per tumore nel mondo. Le infezioni da epatite B e C sono state considerate finora la causa principale della malattia, ma esistono altri fattori di rischio come l’abuso di alcol e la steatosi epatica non alcolica, condizione caratterizzata da un accumulo di grasso nel fegato pur in assenza di consumo di alcolici.

I progressi della medicina nel trattamento delle infezioni epatiche e l’aumento del consumo di alcol rendono molto probabile un nuovo scenario, con tumori al fegato sempre più associati ai bicchieri di troppo. Il sorpasso è già avvenuto in Francia, dove l’alcol è la prima causa di cancro del fegato, e sta per accadere negli Usa dove gli alcolici incidono per il 25-30 per cento delle diagnosi. 

Per mettere a confronto il decorso della malattia in pazienti che abusano di alcolici con pazienti che non ne abusano, i ricercatori dell’Hôpital Henri-Mondor in Francia hanno monitorato la salute di  894 pazienti con una diagnosi recente di cancro al fegato per cinque anni (582 con una storia di alcolismo e 312 senza). 

Durante il periodo di osservazione sono morti 601 pazienti. 

I casi associati al consumo di alcolici mostravano caratteristiche più gravi, con maggiori probabilità di metastasi e una minore funzionalità epatica al momento della diagnosi. 

Ma il dato più significativo è quello della sopravvivenza mediana, ossia il periodo di tempo in cui il 50 per cento dei pazienti nello studio è deceduto. È qui che emergono le differenze tra i due gruppi: nei pazienti con tumore non associato all’alcol la sopravvivenza mediana era di 9,7 mesi, ma scendeva a 5,7 nell’altro gruppo. 

Quando però i ricercatori confrontavano tumori allo stesso stadio, il tasso di sopravvivenza tra i due gruppi (abuso di alcol e non) era lo stesso. 

Questo risultato suggerisce che la prognosi peggiore nei pazienti che abusano di alcol sia dovuta a una peggiore condizione del fegato al momento della diagnosi. 

Dall studio emerge quindi l’importanza dei programmi di screening per pazienti con cirrosi. Se il tumore viene individuato durante un controllo periodico, le possibilità di vivere più a lungo aumentano rispetto a una diagnosi avvenuta accidentalmente. 

«Per migliorare la prognosi nei pazienti che consumano alcol - affermano gli autori dello studio - bisognerebbe effettuare sforzi per attuare  programmi di screening efficaci sia per la cirrosi che per il cancro al fegato e migliorare l’accesso ai servizi di trattamento per l’alcolismo. Un ridotto impatto del tumore e una migliore funzionalità epatica al momento della diagnosi potrebbero tradursi in un maggior numero di pazienti con carcinoma epatico correlato all’alcol   suscettibili di trattamenti curativi come resezione tumorale o ablazione e trapianto di fegato».