Cancro. Immunoterapia sicura anche nei pazienti con Hiv

Esmo 2018

Cancro. Immunoterapia sicura anche nei pazienti con Hiv

Non entra in conflitto con le terapie antiretrovirali
redazione

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L’immunoterapia può essere un’opzione terapeutica sicura e fattibile per pazienti con Hiv in concomitanza alle terapie antiretrovirali. Lo dicono i risultati di una sperimentazione condotta con il farmaco nivolumab su 20 pazienti sieropositivi

C’era da chiederselo: l’immunoterapia, il rivoluzionario approccio terapeutico che “spinge” il sistema immunitario a combattere il cancro, è sicura anche per le persone sieropositive con un tumore? Si tratta infatti di pazienti particolari, il cui sistema immunitario è messo duramente alla prova dal virus dell’Hiv e che sono già in terapia con farmaci antiretrovirali, che agiscono sempre sulle difese immunitarie. 

Finora se ne sapeva poco. A rispondere alla domanda ci ha pensato ora uno studio presentato al Congresso Esmo di Monaco: i dati di una sperimentazione su 20 pazienti dimostrano che gli inibitori di checkpoint Pd-1 e Pd-L-1, una categoria di farmaci immunoterapici, sono sicuri per chi convive con l’Hiv. Il che, in sostanza, significa che non entrano in conflitto con le terapie antiretrovirali, non riattivano il virus e non indeboliscono le difese immunitarie.  

La conta dei linfociti Cd4, la carica virale e la tolleranza della terapia sono i parametri sui quali si è basato il verdetto.

«L’obiettivo di di questo studio era di esaminare una coorte di pazienti Hiv positivi trattati con immunoterapia in concomitanza a un attento monitoraggio della carica virale e della conta dei linfociti Cd4 -  ha detto Aurelien Gobert del Groupe Hospitalier Pitie Salpetrire di Parigi a capo dello studio - La carica virale è la quantità di virus presente nel sangue e i linfociti Cd4 sono le cellule del sistema immunitario prese di mira dal virus dell'Hiv. Entrambi i dati sono indicatori della misura in cui una persona è colpita dal virus: pazienti trattati correttamente con terapia antiretrovirale tipicamente hanno una conta linfocitaria di 350-500/mm3 e una carica virale che non è rilevabile». 

Il 5 per cento dei pazienti era affetto da melanoma metastatico, il 95 per cento da tumore metastatico ai polmoni non a piccole cellule.

Al momento della diagnosi la conta dei linfociti era in media 338,5/mm3, la carica virale non era misurabile in 17 pazienti, era bassa in due casi e ignota in un altro caso. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a terapia con nivolumab (nome commerciale Opdivo) ricevendo in media 6 infusioni nell’arco degli 11 mesi di follow-up. 

«Non abbiamo osservato nessun caso di decesso per tossicità - ha dichiarato Gobert - o eventi avversi correlati alla risposta immunitaria. Un paziente ha sperimentato un aumento della carica virale e una riduzione della conta dei linfociti Cd4 che indicano una riattivazione del virus. Ma è accaduto in seguito all’interruzione della terapia antiretrovirale». 

Lo studio sembrerebbe confermare i dati di efficacia di nivolumab osservati nelle altre categorie di pazienti, anche se il numero troppo basso di pazienti e il breve periodo di osservazione non permettono di arrivare a conclusioni affidabili su questo aspetto. Lo studio invece può pronunciarsi sulla sicurezza del farmaco.  

«La scoperta chiave del nostro studio - ha detto Gobert - è che il trattamento sembra essere ben tollerato dai malati di cancro Hiv-positivi - in concomitanza alla terapia antiretrovirale. I risultati indicano la fattibilità dell'immunoterapia in questa popolazione di pazienti, che rappresenta una percentuale significativa nelle diagnosi di cancro, e per  i quali i tumori maligni sono responsabili di oltre un terzo dei decessi nel 2010. In futuro, tutto ciò dovrà essere confermato per altri tipi di tumore». 

I pazienti con Hiv sono solitamente esclusi dalle sperimentazioni per l’alto rischio di complicazioni. Questo studio quindi rappresenta un’importante eccezione. 

«Questa è un’analisi retrospettiva di una coorte relativamente ristretta di pazienti - ha commentato  John Haanen del Netherlands Cancer Institute di Amsterdam -  che comunque rappresenta uno dei più ampi studi presentati finora su pazienti con Hiv in cura con antiretrovirali trattati con immunoterapia per cancro metastatico. I risultati confermano quelli di altri studi più piccoli secondo cui i pazienti con un tumore che convivono con l’Hiv possono ricevere in sicurezza le terapie anti Pd-1 mentre seguono la terapia antiretrovirale».