Cancro al seno: anche i tumori di piccole dimensioni possono essere aggressivi

Lo studio

Cancro al seno: anche i tumori di piccole dimensioni possono essere aggressivi

Non tutti i tumori inferiori a un centimetro sono uguali
redazione

Mai fidarsi delle apparenze: piccolo non vuol dire innocuo. Un tumore al seno allo stadio iniziale di dimensioni inferiori a un centimetro può essere aggressivo e non deve essere trascurato. È l’avvertenza contenuta in un nuovo studio che verrà presentato al congresso dell’European Society of Medical Oncology (Esmo, Madrid 8-12 settembre ) e che rimette in discussione i consueti parametri di valutazione degli oncologi: «I nostri risultati - afferma Konstantinos Tryfonidis, ricercotore dell’European Organisation for Research and Treatment of Cancer (Eortic) di Bruxelles, principale aurore dello studio - mettono in crisi l’assunto che tutti i tumori di piccole dimensioni siano meno gravi e non necessitino la chemioterapia adiuvante». I ricercatori hanno osservato l’evoluzione della malattia in 6.693 donne con cancro alla mammella allo stadio iniziale con un massimo di tre linfonodi attaccati dal tumore. 

Gli scienziati hanno concentrato la loro attenzione su un sottogruppo di 826 pazienti con un tumore iniziale di dimensioni inferiori a un centimetro. Queste donne rappresentavano una sfida per i medici incaricati di decidere la terapia più adatta. Perché, osservandole da un punto di vista clinico sarebbe stato legittimo evitare il ricorso alla chemioterapia. Le dimensioni del tumore e lo scarso numero di linfonodi coinvolti facevano infatti non davano preoccupazioni. Le cose cambiavano però passando all’analisi genetica: 196 pazienti, pari al 24 per cento delle donne (una su quattro), mostravano un rischio genetico alto. In questi casi la valutazione genetica, basata sulla “firma genetica” composta da 70 geni alterati,  contraddiceva quella clinica.  I ricercatori hanno diviso casualmente le pazienti in due gruppi: il primo è stato sottoposto alla chemioterapia adiuvante o precauzionale, mentre il secondo no. 

A distanza di cinque anni, la chemioterapia si è rivelata la scelta più sicura. 

Un numero più esiguo di donne è andato incontro a recidive, i tassi di  sopravvivenza libera da metastasi sono stati più alti, così come quelli di sopravvivenza completamente libera dalla malattia rispetto al gruppo di pazienti non trattate.

«Abbiamo trovato che circa una paziente su quattro con tumori piccoli era a rischio di metastasi e ha beneficiato della chemioterapia - ha detto Fatima Cardoso direttore della Breast Unit del Champalimaud Clinical Centre di Lisbona e tra gli autori dello studio - E questo risultato è stato sorprendente perché basandosi sui soliti criteri clinici si direbbe che questi tumori non sono aggressivi e che quindi le pazienti non hanno bisogno di chemioterapia. Ma il 24 per cento dei piccoli tumori si mostravano aggressivi dal punto di vista biologico. Il che dimostra che non tutti i tumori di piccole dimensioni sono uguali». 

I ricercatori invitano quindi gli oncologi a rivedere i criteri di valutazione della pericolosità di un tumore: le piccole dimensioni non devono far abbassare la guardia. Tutte le donne coinvolte nello studio mostravano i consueti segnali per una buona prognosi: massa tumorale inferiore a un centimetro e pochi o nessun linfonodo coinvolto. Ma, avvertono i ricercatori, non bisogna lasciarsi ingannare: a pesare sull’evoluzione della malattia ci sono anche le caratteristiche biologiche del tumore.