Cancro al seno. Bastano due settimane per sapere se la terapia funziona

Biopsia liquida

Cancro al seno. Bastano due settimane per sapere se la terapia funziona

Liquid_Biopsy.jpg

Lo studio si è basato sull’analisi dei dati 429 donne con tumore al seno HER2 positivo arruolate nella sperimentazione clinica internazionale NeoALTTO (Neoadjuvant Lapatinib and/or Trastuzumab Treatment Optimization Trial).
di redazione

Un semplice esame del sangue potrà dire dopo appena due settimane dall’inizio della cura se il trattamento con trastuzumab per il cancro al seno HER2 positivo sta funzionando o è necessario ricorrere ad altri farmaci. 

È il risultato di uno studio internazionale (NeoALTTO) a cui ha preso parte l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. 

La ricerca, pubblicata sulla rivista Clinical Cancer Research e sostenuta dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, si è concentrata sul ruolo di alcuni microRNA, piccole molecole di RNA non codificante circolanti nel sangue. 

«Lo studio dimostra per la prima volta la possibilità di utilizzare test basati su microRNA circolanti per la selezione delle pazienti con tumore al seno HER2 positivo che possano beneficiare della terapia con trastuzumab o da indirizzare a terapie con più farmaci che abbiano sempre HER2 come bersaglio», spiega Maria Grazia Daidone, Direttore del Dipartimento di Ricerca Applicata e Sviluppo Tecnologico (DRAST) dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «Si tratta di un approccio innovativo, che rappresenta una svolta nell’individuazione dell’opzione terapeutica più efficace».

Lo studio si è basato sull’analisi dei dati di 429 donne con tumore al seno HER2 positivo, arruolate nella sperimentazione clinica internazionale NeoALTTO (Neoadjuvant Lapatinib and/or Trastuzumab Treatment Optimization Trial). Le pazienti avevano, al momento della diagnosi, un tumore di dimensione superiore ai due centimetri con linfonodi positivi, e tutte erano al primo trattamento. Lo studio prevedeva che il farmaco anti-HER2 (trastuzumab, lapatinib o entrambi) fosse stato dato in combinazione con la chemioterapia neo-adiuvante, cioè attuata prima dell’intervento chirurgico allo scopo di ridurre le dimensioni del tumore per facilitarne l'asportazione.

Le pazienti sono state sottoposte ad analisi prima di iniziare la terapia, dopo due settimane di cura e nel corso del follow-up a trattamento concluso.

«Abbiamo identificato un insieme di microRNA circolanti, cioè presenti nel sangue, capaci di predire la risposta al trattamento», spiega Serena Di Cosimo, ricercatrice del Dipartimento di Ricerca Applicata e Sviluppo Tecnologico e co-autore dello studio. «Grazie alla specificità di questi microRNA e alla possibilità di individuarli con precisione nel sangue, sembra essere possibile selezionare precocemente le pazienti con maggiori possibilità di cura con il solo trastuzumab». 

«Questo nostro studio ha un grande valore, ma rappresenta solo il primo passo di un percorso più lungo di ricerca che deve confermare il ruolo dell’insieme di microRNA identificati. Per farlo sarà necessario avviare quanto prima uno studio di validazione preclinica (in cellule tumorali di laboratorio) e in clinica (su casistiche indipendenti)», conclude Daidone.