Cancro al seno: nelle pazienti anziane è meglio evitare il bisturi

Lo studio

Cancro al seno: nelle pazienti anziane è meglio evitare il bisturi

Dopo l’operazione chirurgica peggiora la qualità di vita e la salute
redazione

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Nelle pazienti fragili il tasso di mortalità a un anno dall’intervento è molto elevato. Inoltre la chirurgia debilita il fisico e peggiora la qualità di vita. Meglio scegliere altre strade come la radioterapia o anche la semplice gestione dei sintomi

I rischi superano i benefici. È il verdetto a cui è giunto uno studio pubblicato su Jama Surgery che ha valutato gli effetti di un’operazione al seno su donne anziane e fragili affette da tumore. 

Il 58 per cento delle donne che si sono sottoposte all’intervento chirurgico dopo essere state ricoverate per più di 90 giorni in una casa di cura ha avuto un significativo declino fisico. 

Lo studio si è basato sui dati di circa 6mila donne con più di 67 anni di età che avevano vissuto in una casa di cura per almeno tre mesi precedenti all’operazione. Il 61 per cento del campione analizzato era stato sottoposto al trattamento chirurgico più invasivo noto come dissezione ascellare linfonodale con lumpectomia o mastectomia. 

Il 28 per cento aveva avuto una mastectomia (apsortazione totale della mammella)  e l’11 per cento una lumpectomia (rimozione del grumo). 

I ricercatori hanno analizzato gli esiti dell’intervento dopo 30 giorni e dopo un anno, raccolgiendo i dati sulla mortalità delle pazienti, sui ricoveri successivi, sulle condizioni generali di salute e sulla capacità di svolgere normali azioni della vita quotidiana, come mangiare, vestirsi e andare in bagno. 

I ricercatori hanno osservato numeri eccessivamente superiori alla media della popolazione generale. 

«Il tasso di mortalità più elevato è stato associato alla procedura meno invasiva, la lumpectomia - ha dichiarato Victoria Tang, a capo dello studio - che viene effettuata nelle pazienti più malate».

Non è un caso strano osservare un aumento del tasso di mortalità nelle pazienti con condizioni di salute precarie che finiscono sotto il bisturi. Quel che ha sorpreso i ricercatori è la dimensione del fenomeno.

«Un tasso di mortalità più elevato è in qualche modo previsto a causa dell'età avanzata e delle comorbidità presenti nelle persone che risiedono nelle case di cura - ha detto Tang - tuttavia una mortalità a 30 giorni dell’8 per cento è molto più alta di quella prevista per una procedura chirurgica che è generalmente considerata a basso rischio». 

Gli scienziati invitano quindi gli oncologi a tenere in considerazione i rischi delle operazioni per donne tanto fragili e li spingono a proporre alle loro pazianti altre opzioni terapeutiche come terapie ormonali, endocrine o radioterapia, oppure una semplice gestione dei sintomi. 

«La chirurgia spesso guarisce il cancro - spiega Tang - ma può avere un impatto negativo sulle attività quotidiane dei pazienti anziani e peggiorare la loro qualità di vita. Questo studio dimostra che per le pazienti fragili, anziani, la cura del cancro al seno deve essere individualizzata e orientata agli obiettivi, contemplando la possibilità di fornire solo terapia ormonale o solo trattamenti per la gestione dei sintomi, invece di un intervento chirurgico».