Cancro: lo sport è una terapia a tutti gli effetti

Esmo 2018

Cancro: lo sport è una terapia a tutti gli effetti

Lo dimostrano due studi francesi: la ginnastica aiuta a stare meglio, riduce la fatigue e il dolore
redazione

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I sintomi del tumore e gli effetti collaterali delle terapie si possono combattere in palestra. Lo dimostrano due studi presentati a Monaco: chi svolge regolare attività fisica in centri specializzati si sente meglio, più in forze e con meno dolori

Tuta, scarpe da ginnastica, un cuore che batte veloce, i muscoli doloranti e una bella sudata.  Anche di questo hanno bisogno i pazienti sottoposti a terapie oncologiche per sentirsi meglio. Secondo due studi francesi presentati al Congresso Esmo 2018, che si tiene a Monaco in questi giorni, lo sport dovrebbe entrare di diritto a far parte dei trattamenti destinati ai pazienti oncologici sia durante la chemioterapia o radioterapia sia successivamente, perché migliora significativamente i sintomi, la qualità di vita e il benessere generale. Insomma l’attività fisica può fare veramente la differenza. E non stiamo parlando di tranquille passeggiate una tantum, ma di vere e proprie sezioni di allenamento di almeno un’ora sotto la guida di un’insegnante specializzato per due o tre volte alla settimana in specifici luoghi destinati al fitness all’interno degli ospedali. In Francia le palestre ospedaliere sono una già una realtà in 80 centri oncologici e sono frequentate da 3.500 pazienti. Con vantaggi sulla salute che sono dimostrati dai dati.

Il primo studio presentato a Monaco ha coinvolto 114 pazienti sottoposti a terapie oncologiche (83% tumori al seno e 21% tumori metastatici) che hanno svolto attività di potenziamento muscolare ed esercizi aerobici due volte a settimana per un’ora. Dopo 3 mesi di allenamento si sono osservati i primi risultati: la spossatezza cronica, la fatigue che toglie le forze ai malati di cancro, passava da un punteggio di 3,3 a 2,8, mentre la percezione del dolore scendeva da 2,8 a 2,3.  Dopo 6 mesi di esercizi, nei 71 pazienti di cui sono stati raccolti i dati,  il punteggio per la fatigue è sceso da 3,1 a 2,1 e quello del dolore da 3 a 1,9.

La ginnastica ha inciso anche sull’indice di massa corporea, riducendo la massa grassa ma mantenendo stabile la massa magra. In 3 mesi la massa grassa è passata dal 33,9 per cento al 33,2 per cento, arrivando a 32,4 per cento dopo 6 mesi. Tutti i partecipanti inoltre avevano un fisico più atletico: quadricipiti più resistenti, una maggiore forza muscolare nelle braccia e gambe ben allenate. 

«I pazienti sono spesso affetti da fatigue e cominciano a perdere massa muscolare prima della diagnosi di tumore - ha dichiarato Thierry Bouillet, dell’American Hospital of Paris, autore del primo studio francese - quindi è fondamentale iniziare ad allenarsi il prima possibile dopo il consulto medico. Dovremmo considerarlo come un trattamento di emergenza per i sintomi iniziali e in seguito come un modo per alleviare gli effetti collaterali dei trattamenti». 

Nel secondo studio presentato a Esmo 2018 i ricercatori hanno dimostrato che lo sport può aiutare tutti i pazienti con cancro a stare meglio, ma che è fondamentale per quelli che hanno una qualità di vita peggiore durante i trattamenti. Lo studio ha coinvolto più di 2.500 donne con tumore della mammella agli stadi da 1 a 3 sottoposte a chemioterapia adiuvante.

Ebbene, a distanza di 6 e 12 mesi dalla terapia coloro che avevano svolto attività fisica intensa per 75 minuti a settimana o attività moderata per 150 minuti a settimana avevano una migliore qualità di vita, meno stanchezza e meno dolore, rispetto a coloro che non avevano fatto sport. 

Danza, ginnastica aerobica, nuoto, camminata veloce o pallavolo. Tutto può fare la differenza: le pazienti attive migliorano i sintomi fisici e psicologici, anche quando si tratta di pazienti particolarmente fragili, maggiormente esposte al rischio di una scarsa qualità di vita, come le fumatrici o le persone con basso reddito.  

«Usando un approccio innovativo - ha detto Antonio Di Meglio, dell’Institut Gustave Roussy, Villejuif, in Francia e autore dello studio - abbiamo dimostrato la possibilità di individuare le pazienti con tumore al seno la cui qualità di vita potrebbe essere maggiormente compromessa dalla chemioterapia. In questo modo possiamo indirizzare queste persone a interventi specifici tra cui quelli che prevedono un aumento dell’attività fisica nel rispetto delle raccomandazioni dell’Oms».