Carcinoma uroteliale: 40% di sopravvivenza in più con pembrolizumab

Asco 2017

Carcinoma uroteliale: 40% di sopravvivenza in più con pembrolizumab

redazione

L’anti-PD-1 pembrolizumab, impiegato come come terapia di seconda linea in pazienti con carcinoma uroteliale, dopo il fallimento del trattamento contenente platino prolunga la sopravvivenza di circa il 40 per cento rispetto alla chemioterapia (10,3 mesi vs 7,4 mesi).

Impiegato in prima linea, in pazienti non eleggibili alla terapia contenente cisplatino, ha invece mostrato un tasso di risposta globale del 29%. 

Sono i risultati aggiornati di KEYNOTE-045 e KEYNOTE-052, due studi sperimentali con pembrolizumab, farmaco appartenente alla classe anti-PD-1, in pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico. I dati sono stati presentati nel corso del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco).

«Il prolungarsi dell’efficacia e la stabilità del profilo di sicurezza con pembrolizumab, osservate nel trattamento dei tumori uroteliali della vescica, sono notevoli e rafforzano il suo ruolo come nuovo standard di cura», ha affermato Andrea Necchi, dirigente medico del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. «La storia dei pazienti con carcinoma uroteliale metastatico sta per cambiare in modo importante. L’ente regolatorio americano (FDA) ha approvato a maggio pembrolizumab per il trattamento del carcinoma uroteliale metastatico dopo fallimento di chemioterapia contente platino (in base ai risultati di KEYNOTE-045) e per il trattamento in prima linea di pazienti che, per particolari condizioni cliniche, non possono essere sottoposti a chemioterapia con cisplatino (KEYNOTE-052). Negli ultimi 30 anni, nonostante gli sforzi della ricerca, nessuna terapia farmacologica è riuscita a migliorare la prognosi di questi pazienti. Pembrolizumab è la prima molecola immuno-oncologica che ha mostrato in uno studio di fase III (Keynote 045) un vantaggio in sopravvivenza statisticamente significativo in pazienti pretrattati con platino. Altro dato molto interessante è che a fronte di questo vantaggio in sopravvivenza, è stato dimostrato un miglioramento statisticamente significativo nella qualità di vita dei pazienti trattati con pembrolizumab rispetto alla chemioterapia. Questi dati rappresentano un importante progresso per i pazienti con questa malattia che storicamente hanno avuto limitate opzioni di trattamento e nessun beneficio in termini di sopravvivenza».

«I nuovi dati di questi studi, presentati all’Asco, mostrano l’efficacia di pembrolizumab in questi pazienti e confermano ulteriormente i benefici di sopravvivenza osservati nel trattamento di seconda linea dopo fallimento della terapia con platino», ha spiegato Roger Dansey, senior vice president e direttore Area Terapeutica, Oncology late-stage development, di Merck Research Laboratories. «Questi due studi hanno supportato la recente approvazione di pembrolizumab in questi ambiti di trattamento e crediamo fermamente siano le basi del nostro importante programma di sviluppo clinico nel tumore della vescica».

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