Cautela con i farmaci contro l’acidità di stomaco. Possono provocare carenze di ferro

Il rischio

Cautela con i farmaci contro l’acidità di stomaco. Possono provocare carenze di ferro

Chi li assume per più di un anno ha un rischio tre volte più alto di anemia
redazione

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È noto che l'acido cloridrico contenuto nello stomaco (la cui disponibiltà con gli inibitori di pompa viene ridotta) è essenziale per l’assorbimento del ferro. Ma è la prima volta che si collega chiaramente la carenza del minerale con i farmaci

I farmaci per l'acidità e il bruciore di stomaco possono abbassare i livelli di ferro nel sangue. È questo l'alert lanciato da uno studio pubblicato sul Journal of Internal Medicine che ha raccolto dati su più di 50mila pazienti. 

Gli inibitori di pompa protonica  (o più comunemente antiacidi) sono farmaci con un ampio impiego: vengono usati per reflusso gastroesofageo, gastriti, ulcere. Secondo gli ultimi dati disponibili (Rapporto Osmed 2017), se ne consumano 67 dosi al giorno ogni 1000 abitanti e ci costano 13,15 euro pro-capite. 

Da tempo sono sotto osservazione, sia per l'uso improprio sia per i rischi che da questo ne derivano. 

Ora, un gruppo di ricercatori delle università di Melbourne, Utrecht e Maastricht ha valutato il potenziale legame tra assunzione di inibitori di pompa e carenza di ferro. Hanno scoperto che i pazienti che usano una pasticca da 20 milligrammi o più al giorno di inibitori di pompa protonica hanno un rischio di carenza di ferro più che triplo in confronto a chi non fa uso del farmaco. Il rischio è di una volta e mezzo più alto anche in chi assume i farmaci saltuariamente. 

La scoperta non è una novità assoluta: è noto che l'acido cloridrico contenuto nello stomaco (la cui disponibiltà con gli inibitori di pompa viene ridotta) è essenziale per l’assorbimento del ferro. Ma è la prima volta che si collega chiaramente la carenza del minerale con l'assunzione dei farmaci.

«Molti medici tendono a prescrivere in modo eccessivo gli inibitori di pompa protonica senza pesare rigorosamente i benefici e i rischi», ha detto il primo firmatario dello studio, An Duy Tran, ricercatore presso il Centre for Health Policy della University of Melbourne. «Da quanto è a nostra conoscenza le attuali linee guida non raccomandano un monitoraggio del ferro durante le terapie con inibitori della pompa protonica».

Invece, alla luce di questo nuovo studio il regolare controllo del ferro potrebbe essere necessario, specie nei pazienti che assumono gli inibitori di pompa per lunghi periodi.