Celiachia: un virus intestinale nella prima infanzia potrebbe scatenare l’intolleranza al glutine

Doppio innesco

Celiachia: un virus intestinale nella prima infanzia potrebbe scatenare l’intolleranza al glutine

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Se predisposti geneticamente, un’infezione da enterovirus nei primi mesi di vita potrebbe aumentare il rischio di sviluppare la celiachia. Uno studio sul Bmj potrebbe avere individuato uno dei fattori di rischio della malattia autoimmune
di redazione

Una predisposizione genetica e un’infezione virale. Potrebbe essere la sfortunata combinazione che scatena la celiachia. Secondo uno studio appena pubblicato sul British Medical Journal, infatti, i bambini piccoli caratterizzati di un elevato rischio genetico che contraggono l’enterovirus hanno maggiori probabilità di sviluppare l’intolleranza permanente al glutine più avanti negli anni. 

Indubbiamente contano i geni. Ma da soli non bastano a spiegare perché alcuni bambini diventano celiaci e altri no. Sicuramente contribuiscono fattori ambientali. Sì, ma quali?

«Poiché la maggior parte dei bambini è esposta al glutine, ciò suggerisce che fattori sia genetici che ambientali sono coinvolti nello sviluppo della malattia celiaca. Il processo autoimmune può iniziare mesi o anni prima delle manifestazioni cliniche e las fida per l'identificazione e la conferma dei fattori scatenanti ambientali è ancora aperta», scrivono i ricercatori.  

Il sospetto che le infezioni intestinali contribuissero all’insorgere della celiachia era stato avanzato da molti studi precedenti, ma nessuno di questi aveva consegnato risultati certi. 

Per scoprire le eventuali responsabilità dei virus, i ricercatori hanno condotto una indagine dirimente su 220 bambini norvegesi che possedevano entrambi i geni associati alla celiachia, Hladq2 e Dq8. Gli scienziati hanno raccolto campioni di feci dei partecipanti tra i 3 e i 36 mesi per verificare la presenza o meno dei virus e campioni di sangue per la ricerca degli anticorpi tipici della malattia celiaca a 3, 6, 9 e 12 mesi e successivamente una volta all’anno fino al 2016. 

Dopo circa dieci anni dall’inizio dello studio 25 bambini avevano ricevuto una diagnosi di celiachia. Ebbene, nei campioni di feci dei bambini celiaci, raccolti  prima che si sviluppasse la malattia, l’enterovirus è stato trovato con una maggiore frequenza (20%) rispetto ai campioni di bambini senza celiachia (15%). 

Gli scienziati si sono convinti quindi che esista una signifiativa associazione tra l’esposizione all’enterovirus e il rischio di sviluppare l’intolleranza al glutine negli anni successivi all’infezione. 

Non è invece emersa alcuna responsabilità dell’adenovirus, un altro agente infettivo molto diffuso in età pediatrica.  

«In questo studio longitudinale, è stata trovata una associazione tra una frequenza più alta di infezioni da enterovirus, ma non adenovirus, durante la prima infanzia e la celiachia successiva. La scoperta aggiunge nuove informazioni sul ruolo delle infezioni virali nell'eziologia della celiachia», affermano gli scienziati.

Ma, in conclusione, arriva puntuale la precisazione di rito da parte degli autori: lo studio di carattere osservazionale non può stabilire in modo certo un nesso di causa ed effetto e non può escludere che altri fattori abbiano contribuito al risultato. 

Inoltre, il numero di bambini con celiachia che ha partecipato allo studio era piuttosto esiguo e forse non sufficiente per poter generalizzare le conclusioni. E anche la differenza nella frequenza dell’infezione da enterovirus non era particolarmente ampia. I ricercatori comunque sostengono che la loro ricerca meriti attenzione perché è la prima ad aver dimostrato un’associazione tra enterovirus e celiachia. 

«Sebbene le dimensioni dell'effetto siano relativamente piccole, questo studio suggerisce che le infezioni da enterovirus nelle prime fasi della vita potrebbero essere uno dei numerosi fattori di rischio chiave per lo sviluppo di una malattia che ha conseguenze per tutta la vita», scrivono i ricercatori nelle conclusioni.