Colesterolo: nella metà dei pazienti le statine non funzionano come sperato

Lo studio

Colesterolo: nella metà dei pazienti le statine non funzionano come sperato

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Ora occorre capire perché spesso sono inefficaci: potrebbe dipendere dalle caratteristiche genetiche dei pazienti, da una mancata aderenza alla terapia, da dosaggi troppo bassi dei farmaci o da cause ancora ignote.
di redazione

Sicure ed efficaci, efficaci ma non sicure, inefficaci. Non c’è pace per le statine: a ogni nuovo studio la loro reputazione viene messa nuovamente e discussione. Ora è il turno dei ricercatori dell’Università di Nottingham che, in uno studio pubblicato sulla rivista Heart, hanno voluto verificare nel mondo reale gli effetti dei farmaci anti-colesterolo su chi li assume, andando a semplicemente vedere se i pazienti che li assumono riescono ad abbassare il colesterolo ai livelli desiderati. Ebbene, la metà delle persone in cura con le statine non ha ottenuto il valore dell’Ldl fissato come traguardo della cura. 

L’analisi è stata condotta su 165.411 persone che hanno iniziato ad assumere statine tra il 1990 e il 2016 quando avevano di media 62 anni. 

Dopo due anni di terapia 84.609 pazienti non avevano ottenuto dal farmaco i vantaggi promessi o, per dirla in termini medici, avevano mostrato una risposta subottimale. L’obiettivo delle statine è in effetti ambizioso: abbassare il colesterolo “cattivo” del 40 per cento o più in pazienti a rischio cardiovascolare. 

I pazienti che non riescono a  raggiungere i livelli di colesterolo hanno una probabilità del 22 per cento maggiore di sviluppare malattie cardiache rispetto a chi risponde bene alla terapia ritrovando nelle analisi del sangue esattamente i valori auspicati. 

«Questi risultati contribuiscono alla discussione sull’efficacia della terapia con statine e mettono in evidenza la necessità di un approccio personalizzato alla gestione del colesterolo per i pazienti», scrivono i ricercatori.

Le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori dell’Università di Nottingham non erano del tutto inaspettate. I risultati dello studio in real world hanno infatti confermato il fenomeno già emerso in altre ricerche e nella pratica clinica: le statine non funzionano per tutti allo stesso modo. 

Il motivo per cui la terapia fallisce nella metà dei casi non è ancora chiaro. Potrebbe dipendere dalle caratteristiche genetiche dei pazienti, da una mancata aderenza alla terapia, da dosaggi troppo bassi dei farmaci o da altro. 

«Nonostante la terapia con statine, molti individui rimangono a un rischio molto più elevato di malattie cardiovascolari e aterosclerosi, come mostrato nel nostro studio. Molteplici caratteristiche del paziente, tra cui sesso, età, abitudine al fumo, peso corporeo, dieta e attività fisica, sono state segnalate come fattori che contribuiscono alle variazioni nella riduzione dell’Ldl indotto dalle statine, ma l'impatto di questi fattori è considerato modesto», concludono i ricercatori.

Il messaggio però non deve essere equivocato: nessuno sta consigliando di sospendere la terapia, qualunque decisione deve essere presa solo dopo aver consultato il proprio medico.