Chirurgia: le complicanze riguardano soprattutto il cuore

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Chirurgia: le complicanze riguardano soprattutto il cuore

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Gli eventi cardiovascolari sono tra le prime cause di morte dopo un intervento chirurgico non cardiaco. L’invito ai medici: monitorare attentamente la salute cardiaca dei pazienti che hanno subito un’operazione
di redazione

Causa del decesso: complicanze post-operatorie. Che significa soprattutto danni del miocardio, emorragie e sepsi. Un nuovo studio condotto su 40mila pazienti provenienti da tutto il mondo e presentato al Congresso dell’European Society of Cardiology in corso a Monaco ha rivelato le principali cause di morte nelle operazioni chirurgiche che non coinvolgono il cuore. Ebbene, anche quando il bisturi entra in azione in organi lontani dal cuore il buon esito di un intervento può essere compromesso soprattutto da eventi cardiovascolari. 

Lo studio si chiama “Vision” e ha coinvolto più di 40mila individui con più di 45 anni di età sottoposti a un intervento di chirurgia che prevede il ricovero in ospedale per almeno una notte. I pazienti sono stati reclutati in 27 centri di 15 Paesi dei cinque continenti e monitorati per 30 giorni successivi all’operazione. 

I dati parlano di 715 decessi (1,8%) nel mese successivo all’operazione non cardiaca, di cui 505 (71%) avvenuti in ospedale e 209 (29%) avvenuti dopo le dimissioni. 

«C’è una falsa supposizione tra i pazienti - dice Jessica Spence, del Population Health Research Institute (Phri) in Canada - Si pensa che una volta che si è subito un intervento chirurgico è fatta. Sfortunatamente, non è sempre così, e ora abbiamo una visione molto migliore di quando e perché le persone muoiono dopo un intervento chirurgico non cardiaco. La maggior parte delle morti è legata a cause cardiovascolari». 

Otto complicazioni perioperatorie, tra cui cinque di tipo cardiovascolare, sono state associate ai decessi avvenuti entro 30 giorni dall'intervento. Le prime tre complicanze, che hanno contribuito a quasi i tre quarti di tutti i casi di morte, sono state le lesioni miocardiche dopo chirurgia non cardiaca (Mins, 29%), emorragie (25%) e sepsi (20%). Tra gli eventi cardiovascolari che possono accadere nella fase post-operatoria ci sono anche trombosi venosa profonda e ictus.

«Lo studio suggerisce che la maggior parte dei decessi dopo un’operazione  non cardiaca - ha commentato Philip J. Devereaux, direttore di cardiologia presso la McMaster University -  è dovuta a cause cardiovascolari, quindi i cardiologi hanno un ruolo importante per migliorare la sicurezza dei pazienti. Pensiamo a interventi come esami del sangue e di imaging per identificare i pazienti a rischio e offrire loro un trattamento preventivo, compresi i farmaci che prevengono le anomalie del ritmo cardiaco, abbassano la pressione sanguigna e il colesterolo e prevengono i coaguli di sangue». 

Un semplice esame del sangue è infatti in grado di individuare lesioni del miocardio e permettere interventi tempestivi che possono prevenire complicanze. Si tratta del test della troponina, una proteina rilasciata nel sangue in presenza di danni al cuore. 

«Queste scoperte - conclude Spence - ci dicono che dobbiamo impegnarci di più nella cura e nel monitoraggio dei pazienti dopo l'intervento chirurgico per garantire che le persone più a rischio abbiano le migliori opportunità di un buon recupero».