La conferma: per il melanoma le terapie innovative sono veramente una svolta

La metanalisi

La conferma: per il melanoma le terapie innovative sono veramente una svolta

Analizzati 122 trial clinici che hanno coinvolto 28 mila pazienti
redazione

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Ricercatori dell’Iov-Irccs hanno pubblicato sulla rivista della Cochrane Collaboration il più ampio confronto tra terapie mai condotto finora. I nuovi farmaci si sono dimostrati superiori alle strategie terapeutiche tradizionali

Le terapie innovative sono più efficaci della chemioterapia per il trattamento del melanoma metastatico. È la conclusione a cui è giunta la più ampia metanalisi realizzata negli ultimi anni sulla terapia medica del melanoma cutaneo metastatico. Che ha messo a confronto i risultati di 122 trial clinici randomizzati che hanno coinvolto 28 mila pazienti. 

Lo studio, realizzato da ricercatori dell’Istituto oncologico veneto (Iov- Irccs e pubblicato sulla rivista della Cochrane Collaboration, aveva l'obiettivo di aggiornare i dati fermi a una indagine del 2000, alla luce delle innovazioni terapeutiche rese possibili dalle nuove classi di farmaci sviluppati nell'ultimo decennio.

«Una metanalisi come quella che abbiamo sviluppato -  sottolinea Simone Mocellin dirigente dell’unità di Chirurgia oncologica, Iov-Irccs - ha come obiettivo quello di offrire agli specialisti nel melanoma non solo una sommatoria dell’enorme quantità di studi dedicati al trattamento del melanoma metastatico compiuti dagli anni Settanta ad oggi, ma anche e soprattutto di confrontare i trattamenti fra di loro, in modo da fornire utili indicazioni sull’efficacia e tossicità relative di ogni trattamento rispetto agli altri».

Nella meta-analisi le terapie sono state suddivise in cinque diversi gruppi: chemioterapia tradizionale (comprendendo agenti singoli e terapie multifarmaco), bio-chemioterapia (che associa la chemioterapia ad alcune proteine prodotte dal sistema immunitario come l’interleukina-2), immunoterapia (basata sull’uso di anticorpi monoclonali che bloccano i “freni” del sistema immunitario, noti come “checkpoint” immunologici), terapia mirata (rivolta a bloccare l’attività di oncoproteine necessarie al tumore per crescere) ed altre terapie (come – ma non solamente - i farmaci anti-angiogenici). L'analisi ha così incrociato i differenti approcci terapeutici possibili confrontandoli fra di loro in termini di efficacia (effetto sulla sopravvivenza dei pazienti) e sui loro effetti collaterali (tossicità).

Dal confronto è emersa con forte evidenza la maggior efficacia di diversi trattamenti innovativi rispetto alla più tradizionale chemioterapia. 

In particolare, i migliori risultati si sono raggiunti con l’immunoterapia (anticorpi anti-PD1 da soli o in combinazione con anticorpi anti-CTLA4) e la terapia target (inibitori di BRAF da soli o in combinazione con inibitori di MEK), che hanno oggi soppiantato sia la chemioterapia che la biochemioterapia nel trattamento del melanoma metastatico. 

La metanalisi ha anche evidenziato delle differenze fra queste terapie innovative: infatti, mentre l’efficacia risulta massima per la terapia target combinata, l’immunoterapia combinata espone a una maggiore tossicità mentre la immunoterapia anti-PD1 offre la possibilità di una minore tossicità pur a parziale discapito dell’efficacia.

«La varietà di risorse terapeutiche oggi disponibili - ha commentato  Vanna Chiarion Sileni, responsabile struttura di Oncologia del melanoma e dell’esofago, Iov-Irccs - obbliga gli specialisti a considerare le migliori opportunità esistenti in una strategia di percorso terapeutico che permetta di sfruttarle al meglio considerando effetti immediati e tardivi, integrazione con i trattamenti locali (chirurgia, radioterapia, elettrochemioterapia) con il risultato di cronicizzare la malattia. La partecipazione alla ricerca internazionale permette inoltre di considerare anche le terapie in arrivo non solo le già disponibili. Come in tutte le sfide la strategia è il fulcro del risultato».