Contro la sindrome dell’intestino irritabile una terapia a base di probiotici inattivati

Il trial

Contro la sindrome dell’intestino irritabile una terapia a base di probiotici inattivati

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Non è ancora chiaro il meccanismo alla base della terapia: è possibile che i probiotici aderiscano alle pareti dell’intestino formando una barriera contro i batteri dannosi e le sostanze tossiche. 
di redazione

Nella sindrome dell’intestino irritabile la componente emotiva ha un peso rilevante. Ed è questa la ragione per cui i farmaci fanno fatica a superare l’effetto placebo nei trial clinici. A sorpresa ci sono riusciti i probiotici uccisi al calore. Secondo uno studio pubblicato su The Lancet Gastroenterology & Hepatology questi batteri migliorano considerevolmente i sintomi del disturbo addominale. 

Il risultato non era così scontato visto che le precedenti sperimentazioni su ceppi di batteri vivi, tra cui Bifidobacterium bifidum, non erano riuscite a dimostrarne l’efficacia terapeutica. 

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Amburgo in Germania ha deciso di testare le potenzialità dei batteri probiotici inattivati alle alte temperature con un trial randomizzato in doppio cieco con placebo. 

La sperimentazione è stata condotta per 12 settimane su 443 pazienti affetti da dolore addominale cronico. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: il primo ha assunto due volte al giorno due capsule di Bifidobacterium bifidum MIMBb75 inattivato al calore, il secondo due pasticche di placebo. 

«Il Bifidobacterium bifidum MIMBb75 è uno dei pochi ceppi probiotici che si sono dimostrati efficaci nel trattamento della sindrome dell'intestino irritabile e dei suoi sintomi. I ceppi inattivati potrebbero avere vantaggi rispetto ai batteri attivi per la stabilità e la standardizzazione del prodotto, nonché per la tollerabilità», scrivono i ricercatori. 

Dopo otto settimane, il 34 per cento dei pazienti trattati con i probiotici mostravano un miglioramento del dolore del 30 per cento e una riduzione del 50 per cento della frequenza degli altri sintomi (diarrea, stitichezza, gonfiore ecc..). I ricercatori riconoscono che anche il placebo ha ottenuto un buon risultato, migliorando la qualità di vita del 19 per cento dei pazienti. Gli effetti terapeutici dei probiotici inattivati però sono di gran lunga superiori. Il trattamento si è rivelato sicuro, non sono stati registrati effetti collaterali gravi in nessuno dei due gruppi. Rispetto ai batteri vivi, quelli inattivati hanno due vantaggi: sono più sicuri (i probiotici vivi possono provocare infezioni) e si conservano più a lungo una volta confezionati. 

«Per quanto ne sappiamo, nessun altro ceppo batterico inattivato si è dimostrato efficace nel migliorare significativamente la sindrome dell’intestino irritabile e i suoi sintomi, ma il probiotico che abbiamo usato in questo primo studio clinico sembra raggiungere o addirittura superare gli effetti della forma viva», afferma Peter Layer dell’Università di Amburgo Teaching Hospital in Germania che ha guidato la ricerca. 

C'è tuttavia un problema: gli scienziati che hanno firmato lo studio ammettono di non avere individuato il meccanismo alla base della terapia. Ancora non è chiaro, quindi, come mai i batteri probiotici inattivati funzionino nel migliorare i sintomi dell’intestino irritabile. È possibile i probiotici aderiscano alle pareti dell’intestino formando una barriera contro i batteri dannosi e le sostanze tossiche.