Covid-19 dopo il vaccino? I rari casi hanno carica virale bassa, sintomi leggeri e un’infezione breve

Lo studio

Covid-19 dopo il vaccino? I rari casi hanno carica virale bassa, sintomi leggeri e un’infezione breve

Le infezioni post vaccino sono una passeggiata in confronto al Covid pre-vaccino. La carica virale è più bassa, i sintomi sono molto più lievi e durano meno. Per tornare negativi ci vuole in media una settimana e non due o tre come nei non vaccinati. Lo studio sul Nejm

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Immagine: bratislavskysamospravnykraj, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

L’immunità al cento per cento non la garantisce nessun vaccino. Quelli a mRna, una volta completato il ciclo delle due dosi, ci vanno molto vicino, ma non sono una barriera completamente inespugnabile. A volte delle piccole fessure nello scudo protettivo permettono al virus di entrare comunque nell’organismo. Succede raramente, ma succede. Le cosiddette “breakthrough infections”, le infezioni post vaccino, sono però di gran lunga meno preoccupanti di quelle contratte senza vaccino.  

Tutto è in versione “light”: la carica virale è più bassa, i sintomi sono più leggeri e la malattia dura meno rispetto all’infezione di Covid-19 pre-vaccino. Ci vuole circa una settimana per tornare negativi, contro le due e più delle classiche infezioni.

Alle breakthrough infections è dedicato uno studio dell’Università dell’ Arizona pubblicato sul New England Journal of Medicine. 

I ricercatori hanno raccolto i dati di circa 4mila partecipanti in due studi su Sars-Cov-2. Tra questi sono stati individuati 5 casi di infezione in persone completamente vaccinate con le due dosi dei vaccini a mRna Pfizer e Moderna e 11 casi tra i partecipanti che avevano ricevuto una sola dose del vaccino. Tra i non vaccinati sono state riscontrate 156 infezioni. I dati parlano da soli: nessun vaccino espone a un rischio elevato di contagio, una dose protegge molto, due dosi proteggono di più. 

I partecipanti allo studio con un’infezione post-vaccino avevano una carica virale inferiore del 40 per cento rispetto a quella dei partecipanti non vaccinati. In media l’infezione durava una settimana contro le due o più settimane dei non vaccinati. Quest’ultimo dato corrisponde a una riduzione del 66 per cento del rischio che una persona vaccinata abbia un'infezione confermata per più di una settimana. Inoltre, le probabilità dopo il vaccino di avere la febbre sono del 58 per cento inferiori e i sintomi durano sei giorni di meno in confronto ai non vaccinati. 

«Chi si vaccina, circa il 90 per cento delle volte non contrae il COVID-19. E nel caso di infezione, ci sarà una carica virale più bassa e la malattia sarà probabilmente molto più lieve», ha commentato Jeff Burgess che ha guidato la ricerca.

Lo studio si è per lo più basato sui dati del personale sanitario degli Stati Uniti che periodicamente, vaccinati o non, eseguono tamponi molecolari e test sierologici. Un buona strategia per monitorare l’efficacia dei vaccini. 

Dai risultati delle analisi, condotte tra dicembre e aprile, è emerso che la doppia dose dei vaccini a mRna era efficace al 91 per cento contro le infezioni da Sars-Cov-2 e una sola dose all’81 per cento. 

«Stiamo ancora osservando gli stessi elevati livelli di efficacia del vaccino, quindi ci sentiamo tranquilli. Ma, cosa ancora più importante, abbiamo aggiunto una serie di valutazioni sulla gravità dell'infezione tra gli individui che sono stati vaccinati rispetto a quelli che non l'hanno fatto, e abbiamo misurato la carica virale e la durata dell’infezione», ha detto Burgess. 

Gli scienziati continueranno i loro studi sulle infezioni post vaccinazione prestando particolare attenzione alle varianti e alla loro eventuale capacità di “bucare” il vaccino.