Covid-19 lascia un segno sul cuore

La preoccupazione

Covid-19 lascia un segno sul cuore

Ci sono i primi dati sui danni di Sars-Cov-2 al cuore. In molti casi sono emerse anomalie in persone senza pregresse malattie cardiovascolari e che non erano state ricoverate per Covid. Ma gli esperti ancora non si pronunciano sulla necessità di uno screening generalizzato nella fase post-Covid

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I sintomi a cui prestare attenzione sono: affanno, dolore toracico, gonfiore delle caviglie, palpitazioni o battito cardiaco irregolare, difficoltà  a respirare, vertigini. Immagine: English: U.S. Air Force Staff Sgt. D. Myles Cullen / Public domain
di redazione

La temperatura torna normale, i sintomi respiratori spariscono, ma soprattutto l’esito del tampone è finalmente negativo. Del virus non c’è più traccia. È il momento che segna la guarigione da Covid-19. Ma guarire non sempre significa tornare a stare bene come prima. 

Alcuni pazienti usciti dall’infezione, per esempio, hanno riportato un danno al cuore. Ci sono i primi dati raccolti dagli studi scientifici.

Due di questi, pubblicati su Jama Cardiology, sono piuttosto preoccupanti perché il virus Sars-Cov-2 sembrerebbe aver lasciato un segno anche sul cuore di persone che non avevano mai ricevuto una diagnosi di malattia cardiovascolare e che non avevano avuto forme così gravi di Covid da dover essere ricoverate. 

Il primo rende conto dei risultati delle autopsie di 39 pazienti deceduti per Covid senza malattie cardiache pregresse in cui sono state trovate tracce di infezione nel cuore. 

Il secondo studio è ancora più indicativo perché è stato condotto su pazienti in vita guariti da Covid. I ricercatori hanno analizzato tramite risonanza magnetica la funzionalità cardiaca di 100 persone uscite dall’infezione virale da almeno due mesi. E hanno trovato anomalie al cuore nel 78 per cento dei partecipanti e un’infiammazione del miocardio ancora in corso nel 60 per cento dei casi. Non finisce qui. Nel 76 per cento delle persone guarite da Covid sono state trovate tracce elevate di troponina, l’enzima “spia” di un danno cardiaco. 

I risultati sono giunti piuttosto inaspettati perché la maggior parte dei pazienti non aveva avuto necessità di essere ricoverata e non rientrava nelle tradizionali categorie a rischio. 

I danni al cuore riscontrati dopo la guarigione dal virus potrebbero spiegare in parte quel malessere prolungato sperimentato da molte persone nella fase di recupero dalla malattia che viene oramai riconosciuto come “sindrome post-Covid”. Il malessere di cui si parla è qualcosa di diverso e di più invalidante della consueta  debolezza da convalescenza. Se non altro per il fatto che può durare anche mesi. 

«Molte persone finiscono per sentirsi esauste per un po’ di tempo. Non riescono a raggiungere i livelli di sforzi precedenti. Ma è difficile capire se dipenda dai polmoni che impiegano un po’ più di tempo per guarire o se si tratti invece di un problema cardiaco», ha dichiarato  Mina Chung, che coordina più di una dozzina di studi di su COVID-19 attualmente in corso finanziati dall'American Heart Association.

I danni al cuore provocati da Covid-19 potrebbero anche degenerare in scompenso cardiaco, soprattutto in chi presenta fattori di rischio. Ancora però non è chiaro se sia necessario effettuare uno screening cardiovascolare nei pazienti guariti da Covid. 

«In fondo ancora non lo sappiamo», ha dichiarato Gregg Fonarow, capo della divisione di cardiologia dell'Università della California, Los Angeles, in un editoriale di accompagnamento allo studio. «Prima di dare qualunque raccomandazione su esami cardiaci di routine saranno necessari ulteriori studi per individuare la frequenza  con cui questi problemi si verificano e quali siano i fattori di rischio». 

Per ora ai pazienti usciti da Covid viene raccomandato di prestare attenzione ai seguenti sintomi: affanno che aumenta con uno sforzo, dolore toracico, gonfiore delle caviglie, palpitazioni cardiache o battito cardiaco irregolare, incapacità di rimanere sdraiati senza difficoltà a respirare (fiato corto), svegliarsi di notte con il fiato corto, vertigini.

Questi sintomi potrebbero essere un campanello di allarme di un danno cardiaco o di un’infezione del miocardio in corso e in loro presenza è indispensabile consultare un medico per effettuare accertamenti. 

Non è chiaro come procedere invece in chi guarisce da Covid senza sperimentare la sintomatologia sospetta. Fare o non fare un controllo al cuore? L’interrogativo è ancora aperto e non sono state prese posizioni ufficiali a riguardo. Anche perché potrebbe accadere, come succede nel caso di altre infezioni virali, che piccoli danni cardiaci asintomatici si risolvano da soli. 

Secondo gli esperti la scelta se effettuare o meno esami sul cuore dipende per ora dal grado di preoccupazione dei pazienti.