Covid. Complicanze neurologiche dei vaccini rarissime

Il confronto

Covid. Complicanze neurologiche dei vaccini rarissime

Con Covid-19 le probabilità di andare incontro a un evento avverso neurologico temporaneo, come la sindrome di Guillain-Barré, sono rare. Con i vaccini AstraZeneca e Pfizer sono rarissime. Lo dimostra uno studio condotto su 32milioni di persone su Nature Medicine

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Immagine: gencat cat, CC0, via Wikimedia Commons
di redazione

Rarissimi è meglio che rari. I rischi di complicanze neurologiche non permanenti in seguito ai vaccini sono di gran lunga inferiori a quelli successivi a un’infezione di Covid-19. Per esempio nei 28 giorni successivi a un test molecolare positivo su 10 milioni di persone si sono verificati 145 casi in eccesso di sindrome di Guillain-Barre, la neuropatia infiammatoria caratterizzata da debolezza muscolare, in confronto ai 38 casi per 10 milioni registrati dopo una dose del vaccino AstraZeneca. Si tratta quindi di eventi rari nel primo caso, ma rarissimi nel secondo. 

Uno studio su Nature Medicine guidato dall’Università di Oxford ha calcolato la probabilità di andare incontro a una complicanza neurologica temporanea nei 28 giorni successivi a una dose dei vaccini AstraZeneca e Pfizer-BioNTech e a un risultato positivo del test molecolare per la ricerca di Sars-Cov-2. 

I ricercatori hanno analizzato i dati di più di 32 milioni di persone osservando un piccolo aumento dei casi di di disturbi neurologici dopo entrambi i vaccini, molto inferiore però a quello registrato dopo l’infezione di Covid. 

Lo studio ha utilizzato la metodologia della “serie di casi autocontrollati” (self-controlled case series, SCCS) in cui i soggetti di studio svolgono il ruolo di controllo di se stessi. In questo tipo di indagini si mette a confronto il numero di eventi avversi registrati nello stesso campione di persone in momenti differenti, prima e dopo l’esposizione a un determinato fattore, in questo caso il vaccino o l’infezione. Negli studi che usano questa metodologia non è necessario avere un gruppo di controllo separato perché ogni individuo svolge la funzione di controllo di se stesso. I risultati diventano significativi quando il campione coinvolto è molto ampio. In particolare nello studio di cui stiamo parlando l’analisi, effettuata su 32 milioni di persone, ha ottenuto il tasso di eventi avversi precedente e successivo al vaccino o all’infezione di Covid-19. 

Dai risultati è emerso che le persone che avevano ricevuto il vaccino Oxford-AstraZeneca avevano avuto un piccolo aumento del rischio di sviluppare due tipi di complicanze, entrambe passeggere, la paralisi di Bell (una paralisi del nervo facciale) e la sindrome di Guillain-Barre (una sindrome infiammatoria che comporta debolezza muscolare e che in rari casi può lasciare esiti nel lungo periodo) nei 28 giorni successivi alla vaccinazione con la prima dose, mentre quelle che hanno ricevuto il vaccino Pfizer-BioNTech avevano avuto un lieve aumento del rischio di ictus emorragico. L'infezione da COVID-19 comportava un rischio molto più elevato di sviluppare complicanze neurologiche rispetto a entrambi i vaccini.

«Sappiamo che i vaccini anti Covid-19 sono molto efficaci nel ridurre i rischi di gravi esiti dell'infezione. Sebbene ci sia un aumento dei rischi di complicazioni neurologiche estremamente rare associate al vaccino Oxford-AstraZeneca, questi sono molto inferiori ai rischi associati alla stessa infezione da Covid. Tuttavia, queste condizioni molto rare sono molto importanti da individuare per garantire che i medici sappiano cosa aspettarsi, aiutare la diagnosi precoce e guidare il processo decisionale clinico e la gestione delle risorse», commenta Julia Hippisley-Cox, professoressa di epidemiologia clinica e medicina generale presso l'Università di Oxford e co-autrice dello studio.