Covid. I cortisonici funzionano nei casi più gravi. L’OMS raccomanda il loro utilizzo

Le linee guida

Covid. I cortisonici funzionano nei casi più gravi. L’OMS raccomanda il loro utilizzo

Sono state pubblicate le nuove linee guida dell’Oms sull’uso dei cortisonici nel trattamento dei pazienti affetti da Covid. Nei casi più gravi gli steroidi vanno considerati farmaci di prima linea. Nei casi lievi il loro uso non viene raccomandato

di redazione

«Raccomandiamo i corticosteroidi sistemici per il trattamento di pazienti con COVID-19 grave e in condizioni critiche. Si consiglia di non utilizzare corticosteroidi nel trattamento di pazienti con COVID-19 non grave». Così, in una nota ufficiale, l’Oms sintetizza le sue nuove linee guida sull’uso dei farmaci antinfiammatori steroidei (cortisonici o corticosteroidi) nei pazienti colpiti dal virus Sars-Cov2.

Il documento è rivolto ai medici e utilizza una terminologia specifica a loro famigliare per distinguere le diverse categorie di pazienti: critici, gravi e non gravi. La distinzione, in sostanza, si basa sui sintomi respiratori (saturazione dell’ossigeno, frequenza respiratoria) e sulla presenza di altre condizioni cliniche, come sepsi o shock settico. Ed è una distinzione fondamentale per la scelta della terapia. Nei pazienti gravi e critici i cortisonici sono fortemente raccomandati dall’Oms, diventando addirittura un trattamento di prima linea. Mentre per i casi che non rientrano nelle precedenti categorie, ovvero nei pazienti con sintomatologia lieve o moderata, gli antinfiammatori steroidei non sono consigliati in quanto mancano prove che i benefici superino i rischi.

La conclusione dell’agenzia delle Nazioni Unite giunge dopo aver analizzato i dati di sette trial clinici randomizzati che hanno valutato l’efficacia di tre steroidi (desametasone, idrocortisone e metilprednisolone) su più di 1.700 pazienti con Covid. Questi farmaci in generale riducevano di un terzo il rischio di morte tra i pazienti più gravi affetti da Covid. 

Un dato che ha convinto gli esperti dell’Oms a redigere le nuove linee guida con le due diverse raccomandazioni: «una forte raccomandazione per la terapia corticosteroidea sistemica (cioè endovenosa o orale) (ad esempio 6 mg di desametasone per via orale o endovenosa al giorno o 50 mg di idrocortisone per via endovenosa ogni 8 ore) per 7-10 giorni in pazienti con COVID-19 grave e critica e una raccomandazione condizionale di non utilizzare la terapia con corticosteroidi nei pazienti con COVID-19 non grave». 

L’indagine scientifica alla base delle nuove linee guida è stata ricostruita sulle pagine di Jama

Tirando le somme dei diversi trial clinici si è osservato che il desametasone, messo alla prova in tre sperimentazioni, aveva ridotto del 36 per i decessi in 1.282 pazienti, l’idrocortisone, testato su 374 pazienti in tre studi, aveva ridotto il tasso di mortalità del 31 per cento e il metilprednisolone sperimentato in un piccolo studio su 47 pazienti aveva ottenuto un calo del 9 per cento dei decessi.

L’efficacia dei cortisonici sembra dipendere dalla loro capacità di frenare l’infiammazione provocata da una reazione spropositata del sistema immunitario all’infezione da Sars-Cov2. Questi farmaci però possono avere gravi effetti collaterali e la valutazione dei rischi e dei benefici ne sconsiglia per ora l’uso nei pazienti con sintomi lievi. 

Gli esperti dell’Oms insistono molto sulla necessità di fare i dovuti distinguo nella scelta del trattamento. Un uso indiscriminato dei cortisonici, considerati dall’Oms farmaci essenziali che devono essere accessibili a tutti a basso costo, potrebbe ridurne le scorte disponibili e lasciare senza cure le persone che ne hanno davvero bisogno. 

Le potenzialità dei cortisonici nel trattamento della Covid sono emerse per la prima volta lo scorso giugno all’interno di uno studio dell’Università di Oxford progettato per individuare le terapie più efficaci contro il virus.

Da allora l’Oms ha voluto approfondire la questione partecipando a sette studi sui corticosteroidi con l’intenzione di condurre al più presto una meta-analisi e redigere delle linee guida con indicazioni precise e affidabili.