Covid. Nei pazienti diabetici la somministrazione di sitagliptin dimezza la mortalità

Farmaci

Covid. Nei pazienti diabetici la somministrazione di sitagliptin dimezza la mortalità

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Immagine: Mehr News Agency / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0)
di redazione

Il farmaco antidiabetico sitagliptin riduce drasticamente la mortalità dei pazienti con diabete di tipo 2 affetti da Covid-19. 

È il risultato di uno studio coordinato da ricercatori dell’Ospedale Sacco di Milano e dall'Università Statale di Milano i cui risultati sono stati pubblicati su Diabetes Care, la rivista dell’American Diabetes Association.

Lo studio è stato condotto su 338 pazienti diabetici ricoverati in sette ospedali del nord Italia, alla metà dei quali, è stato aggiunto al trattamento standard il farmaco sitagliptin, un antidiabetico orale appartenente alla classe degli inibitori DPP4. Da tempo si sospetta che questa sostanza, oltre alla capacità di favorire il controllo  glicometabolico, possieda un effetto immunosoppressivo e antinfiammatorio che può prevenire la tempesta di citochine indotta da SARS-CoV2.

I risultati dello studio sembrano confermare questa ipotesi: nel gruppo dei pazienti in trattamento con sitagliptin è stata registrata una mortalità  del 18% a fronte del 37% riscontrato nell’altro gruppo. Migliori sono risultati inoltre tutti i dati clinici, così come necessità di supporto tramite ventilazione meccanica e la necessità di ricovero in terapia intensiva.

«La scoperta dei benefici ottenuti con l'inibitore DPP4 sitagliptin è di grande importanza, in particolare per la necessità di nuove terapie per questa devastante malattia che ha così ampiamente colpito la nostra comunità», dice Paolo Fiorina, professore associato di Endocrinologia e direttore del Centro internazionale per il diabete di tipo 1 presso il Centro di Ricerca Pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi e primario della Divisione di Endocrinologia dell'Ospedale Fatebenefratelli-Sacco.

«Contro Covid-19 sono stati provati nell’emergenza numerosi trattamenti, che si appellavano a razionali spesso deboli, la maggior parte dei quali non ha dato risultati concreti. Abbiamo quindi ancora molto bisogno di identificare farmaci e strategie terapeutiche efficaci», ha aggiunto Massimo Galli, direttore del Reparto di Malattie Infettive dell'Ospedale Sacco e ordinario di Malattie Infettive presso l'Università Statale di Milano. «Per quanto preliminari, i risultati ottenuti con sitagliptin meritano un approfondimento che ne confermi il ruolo suggerito dalle prime osservazioni. È importante sottolineare come l’utilizzo di questo farmaco sia favorito dalla sua maneggevolezza e dalla probabile assenza di effetti collaterali». 

I ricercatori sono però molto cauti. «La nostra scoperta deve essere confermata in un ampio studio multicentrico randomizzato», ha precisato Fiorina, che ha annunciato che un gruppo di ricercatori sta già pianificando uno studio randomizzato per confermare i risultati.

Allo studio hanno collaborato ricercatori del Centro di Ricerca Clinica Pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi dell'Università Statale di Milano e di altri Centri tra cui Istituto Clinico Humanitas-Milano, Ospedali Riuniti di Bergamo, Università di Pavia, Ospedale dell'Angelo Mestre e ASL Città di Torino e Harvard Medical School.