Cuore: via libera all’intervento mini-invasivo di sostituzione della valvola anche nei pazienti giovani

TAVI

Cuore: via libera all’intervento mini-invasivo di sostituzione della valvola anche nei pazienti giovani

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Con la TAVI viene praticato un piccolo foro nell’inguine, dove viene inserito il catetere che raggiunge il cuore per portare la nuova valvola e gli strumenti necessari a eseguire l’intervento.
di redazione

Non solo i pazienti anziani e ad alto rischio. Anche i giovani possono beneficiare dell’intervento di sostituzione della valvola aortica mini-invasivo, effettuato senza aprire il torace, ma soltanto infilando un tubicino in un vaso sanguigno periferico. È la cosiddetta TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation) e secondo due sperimentazioni presentate nel corso del meeting annuale dell’American College of Cardiology tenutosi fino a ieri  a New Orleans nei pazienti più giovani è non solo altrettanto efficace e sicura della chirurgia a cielo aperto, ma potrebbe essere addirittura migliore. 

I due studi sono stati pubblicati in contemporanea sul New England Journal of Medicine (qui il link al primo studio, qui il link al secondo).

La notizia è stata accolta con entusiasmo anche in Italia: «Si tratta di una notizia che cambierà la storia della nostra disciplina»; ha detto Giuseppe Tarantini, Presidente GISE-Società Italiana di Cardiologia Interventistica, professore Associato e Direttore dell’UOSD Cardiologia interventistica del Dipartimento di Scienze Cardiologiche, Toraciche e Vascolari del Policlinico Universitario di Padova. «I due maggiori trials randomizzati di confronto fra TAVI e sostituzione valvolare aortica chirurgica nel paziente a basso rischio, sono andati ben oltre le aspettative. Non solo la TAVI ha raggiunto la non-inferiorità rispetto alla sostituzione valvolare chirurgica in termini di mortalità ed incidenza di ictus cerebrale, ma in uno studio si è dimostrata superiore alla chirurgia per quanto riguarda l’incidenza di morte, ictus, re-ospedalizzazione ad un anno. Sarà una rivoluzione per il percorso terapeutico della stragrande maggioranza dei pazienti affetti da stenosi valvolare aortica, il cui trattamento sarà sempre più appannaggio della cardiologia interventistica».

Nella chirurgia tradizionale, a cielo aperto, il torace del paziente viene aperto, il cuore fermato e successivamente viene sostituita la valvola aortica. Con la TAVI non succede nulla di tutto questo: l’unica incisione effettuata al paziente è un piccolo foro nell’inguine, dove viene inserito il catetere che raggiunge il cuore per portare la nuova valvola e gli strumenti necessari a eseguire l’intervento.

«L’intervento di sostituzione valvolare con la TAVI dura meno di un’ora. Il recupero post-operatorio è rapido e il paziente può essere dimesso nel giro di 3 o 4 giorni dall’intervento, se non sopravvengono complicanze. Ben diversa è invece la sostituzione valvolare chirugica tradizionale, che comporta anestesia generale e circolazione extracorporea (una macchina sostituisce cuore e polmoni durante l’intervento) e che lascia naturalmente un’incisione sul torace e dura svariate ore», spiega Tarantini. 

L’intervento è richiesto nei casi di stenosi aortica, una malattia che insieme ad altre disfunzioni delle valvole cardiache, colpisce oltre un milione di italiani e ben il 10% degli over 65. È la più frequente tra le alterazioni valvolari: nel nostro Paese infatti la percentuale di popolazione in età avanzata, afflitta da restringimento o occlusione di tale giunzione è del 3,8%, mentre quella con stenosi severa, con indicazione all’intervento di sostituzione, è del 2%. In assenza di angina pectoris, sincope e scompenso cardiaco, la prognosi è relativamente benigna, ma con la comparsa dei sintomi si riduce drammaticamente l’aspettativa di vita, con una sopravvivenza media di 2-3 anni, in persone con angina o sincope, e di soli 1-2 anni in pazienti con scompenso cardiaco.