Cure palliative: gli uomini scelgono di farne a meno per non mostrarsi deboli

Differenze di genere

Cure palliative: gli uomini scelgono di farne a meno per non mostrarsi deboli

Tra i pazienti di sesso maschile fa più presa la metafora del “cancro come nemico da sconfiggere”
redazione

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Il messaggio è ovunque: il cancro è un nemico da combattere. Così i maschi, più che le femmine, si calano nel ruolo di “combattenti” e scelgono di “lottare fino all’ultimo” rifiutando le terapie di conforto

“Combattenti”, “guerrieri”, “pronti ad accettare la sfida”, “disposti a lottare fino all’ultimo”. A forza di sentirselo dire si sono immedesimati nel ruolo. E, forse anche per aderire a un messaggio lanciato con troppa disinvoltura dai media e dalla società, che vede il cancro come un “nemico da sconfiggere”, molti uomini con un tumore in stadio avanzato scelgono di rinunciare alle cure palliative.

Questo tipo di terapie viene infatti presa in considerazione dal 30 per cento in meno dei maschi rispetto alle donne. Per molti di loro quella scelta equivarrebbe a una resa e a un’ammissione di debolezza.

L’analisi sulle differenze di genere nelle decisioni terapeutiche è ospitata sul Journal of Pain and Symptom Management. Nello studio le cure palliative sono definite come “cure di conforto indirizzate alla qualità della vita”.

Gli scienziati hanno analizzato i dati di 383 persone, uomini e donne, con un tumore avanzato tra i 22 e i 90 anni a cui era stato chiesto di esprimere la loro preferenza sulle cure palliative. Le risposte contemplate erano di 5 tipi:  “sicuramente no”, “possibilmente no”, “incerto”, “possibilmente sì”, “sicuramente sì”.

I ricercatori hanno preso in considerazione tutti i fattori che avrebbero potuto influenzare le decisioni, come l’aggressività del tumore, l’età, la condizione economica.

Ma a fare veramente la differenza era il sesso del paziente. Il risultato è coerente con quello di altri studi che avevano dimostrato che gli uomini sono meno inclini delle donne a firmare disposizioni di fine vita come la rinuncia alla rianimazione (“do not resuscitate”).  

«Esiste un’etica del “combattere, combattere, combattere” e non c’è nulla di sbagliato in questo - ha dichiarato a  Timothy E. Quill, esperto in cure palliative - Ma se l’unica cosa che si fa è combattere ignorando gli aspetti emotivi e spirituali di quel che sta succedendo, è un’opportunità mancata di vedere la vita in modo differente».

I ricercatori sono convinti che il rifiuto delle cure palliative da parte degli uomini dipenda dalla maggiore difficoltà rispetto alle donne a esprimere i propri sintomi e le proprie emozioni: «E dato che le cure palliative - ha detto Fahad Saeed, professore di medicina e salute pubblica al University of Rochester Medical Center e principale autore dello studio - riguardano prima di tutto la gestione dei sintomi, questo diventa un problema». 

I ricercatori invitano i medici a tenere conto delle differenze di genere mentre parlano con i pazienti delle cure palliative e di prepararsi ad affrontare uomini disposti a dimostrare di essere stoici e invulnerabili. 

«Esistono significative differenze di genere nelle preferenze dei pazienti per le cure palliative che potrebbero spiegare parzialmente le disparità di genere nelle cure di fine vita - scrivono gli autori nelle conclusioni -  Gli interventi per promuovere le cure palliative tra gli uomini potrebbero ridurre queste disparità».