Dapagliflozin efficace anche per i pazienti con scompenso cardiaco meno grave

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Dapagliflozin efficace anche per i pazienti con scompenso cardiaco meno grave

di redazione

L’aggiunta del farmaco dapagliflozin alla terapia di base nei pazienti con insufficienza cardiaca riduce il rischio di peggioramento della malattia e di morte. Ciò avviene anche nei malati con scompenso meno grave. È quanto emerge da un trial clinico di fase III (DELIVER) presentato nel corso del congresso della European Society of Cardiology appena conclusosi a Barcellona e pubblicato contestualmente sul New England Journal of Medicine. 

Dapagliflozin è un farmaco che appartiene alla classe inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2). Questi farmaci "originariamente sviluppati come agenti ipoglicemizzanti per il trattamento del diabete mellito di tipo 2, riducono il rischio di morte e altri esiti avversi tra i pazienti con insufficienza cardiaca cronica e una frazione di eiezione ridotta (per esempio una frazione di eiezione ventricolare sinistra ≤40%) e in quelli con malattia renale cronica, indipendentemente dalla presenza o assenza di diabete mellito di tipo 2. Le attuali linee guida cliniche raccomandano fortemente l'uso degli inibitori SGLT2 nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica e frazione di eiezione ridotta”, scrivono i ricercatori. 

Lo studio ha valutato l’efficacia e la sicurezza del trattamento con  dapagliflozin in circa 3mila pazienti con scompenso e una frazione di eiezione, un valore che misura la capacità del cuore di pompare il sangue, maggiore del 40%. Gli effetti del trattamento sono stati confrontati con altrettanti pazienti che avevano ricevuto un placebo.

Complessivamente nei pazienti trattati con dapagliflozin il rischio di morte cardiovascolare o peggioramento dell'insufficienza cardiaca si è ridotto del 18%. I benefici, inoltre, sono stati registrati in tutti i gruppi di pazienti, indipendentemente dal valore della frazione di eiezione iniziale.

“I risultati dello studio DELIVER rappresentano un importante passo avanti nel trattamento dei pazienti affetti da insufficienza cardiaca a frazione di eiezione lievemente ridotta o preservata”, ha commentato Michele Senni, direttore della Cardiologia 1 e del dipartimento Cardiovascolare dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e professore di Cardiologia presso l'Università Bicocca di Milano. “Tali condizioni — spiega — sono presenti in oltre la metà dei pazienti con insufficienza cardiaca e sono attualmente caratterizzate da un importante bisogno clinico insoddisfatto, principalmente legato alla scarsità di trattamenti farmacologici ad oggi disponibili. In tale ottica, i risultati così consistenti dello studio DELIVER sono importanti sia perché dimostrano con chiarezza l'efficacia di dapagliflozin, sia perché rafforzano le più recenti linee guida internazionali, che supportano un più ampio utilizzo degli inibitori di SGLT2 nella pratica clinica”.