Depressione: un elettroencefalogramma per scoprire la cura più efficace

Il test che mancava

Depressione: un elettroencefalogramma per scoprire la cura più efficace

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I pazienti che mostravano specifici modelli di onde cerebrali all’inizio dello studio avevano maggiori probabilità di ottenere benefici da uno specifico farmaco dopo otto settimane di trattamento.
di redazione

Lo psicofarmaco giusto per la depressione? Rispondere a questa domanda è impossibile: ogni paziente è un caso a sé e prima di individuare la terapia farmacologica efficace per il singolo individuo possono passare anche mesi. 

Per gli psichiatri ogni volta è una nuova sfida. E la frustrazione per i medici e i pazienti è qualcosa con cui bisogna imparare a fare i conti. 

Ora però la caccia alla terapia migliore potrebbe essere finalmente semplificata grazie a un banale elettroencefalogramma del paziente. Uno studio su Nature Biotechnology dimostra infatti che l’andamento delle onde cerebrali può indicare come il paziente risponderà agli antidepressivi prima che inizi la terapia.  

Si tratterebbe di una svolta importante nel trattamento della depressione: per la prima volta gli psichiatri avrebbero a disposizione un test che può aiutarli ad assegnare al paziente giusto il farmaco giusto, evitando la tradizionale procedura per tentativi ed errori che può protrarsi anche mesi, con il rischio che il paziente si scoraggi e perda la motivazione a stare meglio. 

I ricercatori hanno raccolto le letture degli Eeg di più di 300 pazienti che avevano ricevuto una diagnosi di depressione, dividendoli in due gruppi: il primo ha ricevuto un placebo, il secondo l’antidepressivo sertralina, uno psicofarmaco della classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina. 

In base ai risultati dell’elettroencefalogramma è stato messo a punto un algoritmo di intelligenza artificiale capace di predire la risposta dei pazienti alle terapie. 

Sorvolando su dettagli troppo tecnici, ci basta sapere che i pazienti che mostravano specifici modelli di onde cerebrali all’inizio dello studio avevano maggiori probabilità di ottenere benefici dalla sertralina dopo otto settimane di trattamento. I risultati dimostrano quindi che questo tipo di farmaci funziona solo su un sottogruppo di pazienti e non su tutti. 

Finora le potenzialità del test delle onde cerebrali sono limitate alla sertralina, ma in futuro potrebbero allargarsi ad altri tipi di piscofarmaci. E non solo: i ricercatori sperano che l’andamento delle onde elettriche del cervello possa aiutare anche a individuare i pazienti più sensibili ad altre strategie terapeutiche come la  psicoterapia o la stimolazione cerebrale profonda. 

Quando l’algoritmo è stato usato per esaminare set di dati provenienti da studi precedenti, i ricercatori hanno scoperto, per esempio, che i pazienti con poche possibilità di rispondere agli antidepressivi tradizionali avevano maggiori probabilità di ricevere benefici dalla stimolazione cerebrale in combinazione con la psicoterapia. In futuro, quindi, anche gli psichiatri potrebbero contare sui risultati di un test per stabilire la terapia più indicata caso per caso, esattamente come fanno i loro colleghi di altre discipline. 

Basterà dotarsi di un elettroencefalogramma collegato a un computer in grado di elaborare i dati tramite lo specifico algortimo. Si potrebbe inaugurare così la psichiatria di precisione, con la possibilità di offrire la terapia giusta al paziente giusto.