Depressione. La stimolazione cerebrale profonda funziona nei casi più difficili

La speranza

Depressione. La stimolazione cerebrale profonda funziona nei casi più difficili

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I risultati vengono da uno studio piccolo, ma di lunga durata. Dei 28 pazienti sottoposti al trattamento diretto in un’area specifica del cervello, il cingolato subcalloso, la metà ha risposto positivamente alla cura e, dopo 8 anni 1 su 3 poteva affermare
di redazione

Uscire dalla depressione grazie alla stimolazione cerebrale profonda. È la strada proposta da uno studio pubblicato sull’American Journal of Psychiatry. La procedura neurochirurgica, che prevede l’inserimento di elettrodi nel cervello e l’impianto di un pacemaker che invia stimoli elettrici, non viene suggerita a tutti i pazienti, ma a quelli particolarmente resistenti ai trattamenti che non hanno trovato alcun giovamento dalle terapie farmacologiche e psicologiche. 

Nello studio vengono presentati i risultati a lungo termine della terapia sperimentale su 28 pazienti sottoposti a stimolazione cerebrale profonda di un’area specifica del cervello, il cingolato subcalloso, o area 25 di Brodmann. Il 50 per cento dei pazienti ha risposto positivamente ai trattamenti e il 30 per cento poteva affermare di aver superato la depressione. Questi risultati sono stati mantenuti durante il periodo di follow-up durato in tutto 8 anni. 

«Mentre gli studi clinici sono generalmente strutturati per mettere a confronto i trattamenti attivi con un placebo a breve termine, i risultati della nostra ricerca suggeriscono che l’aspetto più significativo della stimolazione cerebrale profonda in questa popolazione clinica difficile da trattare risiede nei suoi effetti mantenuti a lungo termine. Per le persone che soffrono di depressione intrattabile, la possibilità che la stimolazione cerebrale offra un miglioramento significativo e duraturo dei sintomi depressivi per diversi anni sarà una buona notizia», afferma Andrea Crowell, professore associato di Psichiatria e scienze della salute comportamentale presso la Emory University School of Medicine.

Attualmente la procedura neurochirurgica è stata approvata dalla Food and Drugs Administration per il trattamento dei tremori del Parkinson, per l’epilessia e per i disturbi ossessivi compulsivi. 

I primi tentativi di trattare la depressione con la stimolazione cerebrale profonda risalgono al 2005 quando Helen S. Mayberg, a capo anche dello studio di cui stiamo parlando, ha sottoposto un esiguo numero di pazienti alla stimolazione dell’area 25 di Brodmann osservando evidenti  benefici clinici.  

Forte di questi risultati, Mayberg e i colleghi hanno proseguito le indagini cercando di verificare l’efficacia della terapia a lungo termine. La stimolazione cerebrale profonda è una procedura invasiva, quindi vale la pena sottoporvisi solo se gli effetti sono prolungati. 

Così a quest’ trial ha partecipato un numero maggiore di pazienti, tutti affetti da depressione maggiore da più di un anno resistenti agli antidepressivi alla psicoterapia e alla terapia elettroconvulsivante, che per la prima volta sono stati monitorati per un lungo periodo di tempo. 

«Durante gli otto anni di osservazione, la maggior parte dei partecipanti ha avuto una risposta antidepressiva al trattamento con la stimolazione cerebrale profonda dell’area 25 significativo e duraturo. Dato che i pazienti con depressione resistente ai trattamenti sono altamente sensibili a episodi depressivi ricorrenti, la capacità della procedura di mantenere a lungo termine una risposta antidepressiva e preveinire la ricaduta è un progresso che può fare la differenza».