Diabete: non serve essere troppo rigidi con gli obiettivi del trattamento

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Diabete: non serve essere troppo rigidi con gli obiettivi del trattamento

Non è necessario puntare a valori di emoglobina glicata inferiori al 7%. Si può stare tra il 7 e l'8
redazione

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Gli esperti dell’American College of Physicians rivedono le attuali linee guida sul trattamento del diabete e invitano i medici a essere meno rigidi: raggiungere livelli di emoglobina glicata inferiori al 7% non riduce il rischio di complicanze.

Il loro obiettivo è quello di fornire ai medici raccomandazioni basate sulle migliori prove disponibili. E a volte gli esperti dell’American College of Physicians (Acp) si trovano a dover “correggere” prassi cliniche consolidate. Così è successo per il diabete di tipo 2. Il traguardo per i pazienti diventa ora più accessibile: puntare a raggiungere valori di emoglobina glicata tra il 7 per cento e l’8 per cento, invece che tra il 6,5 per cento e il 7 per cento. Questo è quanto viene riportato in una dichiarazione pubblicata su Annals of Internal Medicine. Il test dell'emoglobina glicata consente di valutare il livello medio degli zuccheri nel sangue negli ultimi due o tre mesi. 

«L’analisi condotta dall’Apc sulle prove su cui si basano le linee guida esistenti - ha dichiarato Jack Ende, presidente dell’ Acp - ha dimostrato che i trattamenti farmacologici che puntano al 7 per cento o meno, in confronto a quelli che mirano a raggiungere l’8 per cento, non riducono i casi di morte o di complicanze macrovascolari come infarto o ictus, ma provocano invece danni sostanziali. Le prove dimostrano che per la maggior parte delle persone con diabete di tipo 2, ottenere valori di emoglobina glicata tra il 7 e l’8 per cento rappresenta il miglior bilanciamento tra i benefici a lungo termine e i possibili effetti negativi come il basso livello di zucchero nel sangue, l’impatto dei farmaci e i costi» 

Gli esperti dell’Acp invitano i colleghi a soppesare attentamente rischi e benefici della terapia farmacologica prestando attenzione alle esigenze di ogni singolo paziente, alle sue condizioni di salute generale, al peso dei farmaci e ai costi delle cure. 

Finora si era pensato che una maggiore rigidità nel controllo degli zuccheri nel sangue (con valori di emoglobina glicata al di sotto del 7 o del 6,5 per cento) potesse ridurre le complicanze del diabete nel corso di molti anni di trattamento. Non è così. Gli esperti dell’Acp sostengono che le prove a favore di questa tesi non siano così solide. Per lo più infatti si tratta di dimostrazioni indirette basate, per esempio, sulla presenza o meno di proteine nelle urine. 

Nel caso in cui un paziente con diabete di tipo 2 raggiungesse valori di emoglobina glicata inferiori al 6,5 per cento, i medici, secondo l’Acp, dovrebbero intervenire sulla terapia farmacologica, riducendo il dosaggio, eliminando un farmaco nel caso in cui la cura preveda più farmaci o sospendendo periodicamente il trattamento. 

«I risultati degli studi inclusi nelle linee guida - spiega Ende - dimostrano che la salute non migliora trattando i livelli di emoglobina glicata al di sotto del 6,5 per cento. Tuttavia, ridurre gli interventi farmacologici per i pazienti con livelli di emoglobina glicata costantemente inferiori al 6,5 per cento ridurrà i danni non necessari dovuti ai farmaci, l’impatto della terapia e i costi senza incidere negativamente sul rischio di morte, infarti, ictus, insufficienza renale, amputazioni, problemi alla vista o neuropatia dolorosa». 

Un caso a parte sono i pazienti con un aspettativa di vita inferiore ai 10 anni, pazienti anziani, oppure affetti da altre patologie croniche come Alzheimer, cancro, malattie renali, broncopneuomopatia cronica ostruttiva (Bpco).  Per tutti loro una terapia che riduca i sintomi associati agli alti livelli di zucchero nel sangue è preferibile a  una che punti a raggiungere i livelli ottimali di emoglobina glicata. Perché c’è il rischio, in questo caso, che il rimedio sia peggiore del danno. Per  questa popolazione di pazienti sarebbe meglio non prefissarsi alcun obiettivo per l’emoglobina glicata.