Diabete. Il pancreas artificiale promosso ancora

Il trial clinico

Diabete. Il pancreas artificiale promosso ancora

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Il cosiddetto pancreas artificiale è capace di monitorare i livelli di glucosio nel sangue e rilasciare insulina quando serve e in modo autonomo adattandola al fabbisogno del momento
di redazione

Fa tutto da solo e lo fa bene. Il cosiddetto pancreas artificiale, cioè un dispositivo a circuito chiuso che monitora i livelli di glucosio nel sangue e rilascia insulina quando serve e in modo autonomo adattandole al fabbisogno del momento, funziona meglio dei tradizionali strumenti per la gestione del diabete 1. Permettendo un migliore controllo della glicemia anche durante il sonno, quando un calo di zucchero inavvertito può essere molto rischioso. Lo ha dimostrato un trial clinico randomizzato i cui risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. Lo studio finanziato dal National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK), parte dei National Institutes of Health, è una delle più ampie sperimentazioni in real world realizzate per testare l’efficacia e la sicurezza dei dispositivi per il monitoraggio e rilascio di insulina a circuito chiuso. 

I ricercatori hanno condotto la sperimentazione in cinque centri tra Stati Uniti e Europa coinvolgendo 168 persone dai 14 anni in su con diabete 1. I partecipanti, che hanno continuato a condurre una vita normale, sono stati divisi in due gruppi per testare due dispositivi diversi: il pancreas artificiale che agisce in completa autonomia e una pompa insulinica con sensore (Sap) che non funziona in modo completamente automatico.

Lo studio è durato sei mesi. I pazienti si sono recati dai medici ogni due settimane per scaricare i dati dei loro dispositivi e analizzarli, ma al di là di questi appuntamenti non ci sono stati altri contatti con i dottori per evitare di interferire con la normale quotidianità del mondo reale.  

Gli scienziati hanno osservato che dall’inizio dello studio i pazienti in terapia con il pancreas artificiale avevano allungato di 2,6 ore al giorno i periodi di tempo in cui i livelli di glucosio si trovano nel range target (70-180mg/dL). 

Nell’altro gruppo invece non c’era stato alcun miglioramento. Gli intervalli di normalità erano rimasti invariati per tutti i sei mesi del trial.

Chi aveva usato il sistema a circuito chiuso, inoltre, aveva migliorato anche altri parametri indicativi di una corretta gestione del diabete, come l’emoglobina glicata. Non era successo lo stesso nel gruppo munito dei dispositivi tradizionali. 

«La tecnologia del pancreas artificiale ha un enorme potenziale per migliorare la vita quotidiana delle persone con diabete di tipo 1. Rendendo più facile e precisa la gestione del diabete di tipo 1, questa tecnologia potrebbe ridurre l'onere quotidiano di questa malattia, riducendo potenzialmente anche le complicanze del diabete tra cui malattie degli occhi, dei nervi e dei reni», ha ha dichiarato Griffin P. Rodgers,  direttore del NIDDK.

Nel corso della sperimentazione non si sono registrati eventi avversi in nessuno dei due gruppi e l’aderenza alla terapia è stata del 100 per cento in entrambi i gruppi. 

«Testare la sicurezza e l'efficacia delle nuove tecnologie in contesti del mondo reale è fondamentale per dimostrare la possibilità di usare questi sistemi da parte delle persone con diabete per ottenere un migliore controllo quotidiano dei loro livelli di glucosio nel sangue. Le tecnologie precedenti avevano già reso più semplice la gestione del diabete di tipo 1 e questa ricerca dimostra che il pancreas artificiale può migliorare ancora di più la salute delle persone affette da diabete di tipo 1, sollevando anche dall'onere della cura i pazienti  i loro caregiver»,  ha affermato Guillermo Arreaza-Rubín, direttore scientifico dello studio.