Diabete: serve davvero controllare la glicemia tutti i giorni?

Less is more

Diabete: serve davvero controllare la glicemia tutti i giorni?

Secondo uno studio su Jama l’autocontrollo del glucosio non migliora la salute dei pazienti
redazione

L’automonitoraggio della glicemia nei pazienti con diabete 2 che non siano in trattamento con l'insulina serve a poco. E perciò i diabetologi dovrebbero consigliarlo con saggezza.

Perfettamente in linea con i principi del movimento Choosing Wisely che invita i medici e i pazienti a scegliere con saggezza gli esami, le terapie e gli interventi chirurgici da eseguire, gli endocrinologi della University of North Carolina at Chapel Hill School of Medicine bocciano i test del sangue per l’automonitoraggio della glicemia. Almeno nei pazienti con diabete di tipo 2 che controllano la malattia senza ricorrere all'insulina.

Il verdetto è arrivato dopo avere messo a confronto le condizioni di salute di di due gruppi di persone con diabete, il primo ricorreva all’automonitoraggio, il secondo no.  I risultati, presentati alla 77° Scientific Sessions dell’ American Diabetes Association e pubblicati su JAMA Internal Medicine, sciolgono ogni dubbio: l’autoanalisi non fa stare meglio. 

I partecipanti, 450 uomini e donne con più di trent’anni di età, sono stati divisi in tre gruppi e seguiti per un anno: il primo non effettuava affatto l’automonitoraggio, il secondo si controllava una volta al giorno, il terzo, oltre al monitoraggio quotidiano, ricorreva ai dispositivi elettronici che invitavano a effettuare il test con messaggi periodici. Ebbene, nessun tipo di automonitoraggio, con o senza avvisi, ha dimostrato di funzionare così bene da poter essere consigliato come strumento utile per la gestione della patologia. Anzi. I test del sangue per il controllo del glucosio dimostrano ancora una volta, per dirla con Slow Medicine, che “fare di più non vuol dire fare meglio”.

Gli scienziati hanno analizzato uno a uno i diversi parametri indicativi delle condizioni di salute di una persona con diabete 2. Senza trovare mai differenze sostanziali tra i vari gruppi. L’automonitoraggio, per esempio, non migliora i valori dell’emoglobina glicata (HbA1c), ma neanche garantisce una migliore qualità di vita. Chi esegue il test del sangue casalingo non ottiene vantaggi né dal punto di vista fisico né da quello psicologico. Sono gli stessi pazienti a dirlo nelle risposte ai questionari di autovalutazione del proprio benessere.

Tutto ciò non vale, ci tengono a precisare gli autori, per i pazienti con diabete 2 costretti a seguire una terapia insulinica. E, tantomeno, per quelli con diabete 1. In questo caso l’utilità dell’automonitoraggio non viene messa assolutamente in discussione. 

I risultati dello studio sono stati considerati “importanti” e “sorprendenti” dai due autori che hanno firmato l’editoriale di accompagnamento all’articolo. Per Elaine C. Khoong, dell’ University of California San Francisco e Joseph S. Ross, della Yale University School of Medicine in New Haven, i dati riportati dai colleghi su Jama sono un invito a seguire il motto “less is more” anche nel monitoraggio della glicemia. Dello stesso avviso sono gli endocrinologi della  Endocrine Society e della Society of General Internal Medicine da tempo contrari ai controlli quotidiani.