Diagnosticare l’autismo dal movimento degli occhi

Lo studio

Diagnosticare l’autismo dal movimento degli occhi

Tutto dipenderebbe dalle saccadi, i movimenti rapidi con cui gli occhi si spostano da un oggetto a un altro. Il loro corretto funzionamento consente l’interazione con il mondo esterno. Le anomalie potrebbero essere indice di disturbo dello spettro autistico
redazione

Gli occhi sono lo specchio dell’anima, ma anche del cervello. E il modo in cui si muovono può indicare alcune disfunzioni nelle aree cerebrali deputate alle emozioni e allo sviluppo sociale. Tanto che, secondo i ricercatori dell’University of Rochester Medical Center Del Monte Neuroscience Institute, un particolare movimento degli occhi può essere un segnale della presenza di un disturbo dello spettro autistico. 

In questa categoria rientrano l’autismo, la sindrome di Asperger e il Disturbo Pervasivo dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato (Pdd-Nos). 

La stessa definizione di “spettro autistico” sta a dimostrare che il disturbo colpisce ciascuna persona in modo differente, variando nel tipo e nella gravità dei sintomi.  I neuroscienziati sono da anni alla ricerca di un elemento comune che possa aiutare a fare una diagnosi certa e, di conseguenza, ad avviare la terapia più indicata. 

Quest’ultimo studio pubblicato su European Journal of Neuroscience suggerisce di concentrare l’attenzione sugli occhi. O meglio sulle saccadi, i movimenti con cui lo sguardo passa rapidamente da un oggetto a un altro quando la nostra attenzione cambia direzione. Nelle persone sane questi movimenti, eseguiti con una media di 3-4 al secondo, sono rapidi, precisi e accurati e capaci di indirizzare lo sguardo verso il nuovo punto di interesse. Dal corretto funzionamento delle saccadi dipende la nostra capacità di orientamento, di comprensione e di interagire con il mondo che ci circonda. 

In una serie di esperimenti, gli autori dello studio hanno monitorato i movimenti degli occhi di persone affette dal disturbo dello spettro autistico. 

A tutti i partecipanti era stato chiesto di seguire con lo sguardo un oggetto che appariva in diverse parti dello schermo. Volutamente gli oggetti apparivano spesso al di fuori del campo visivo. Il cervello delle persone senza il disturbo dello spettro autistico riusciva con un po’ di esercizio ad “aggiustare il tiro” dello sguardo per cogliere il bersaglio. Non accadeva lo stesso nelle persone con il disturbo dello spettro autistico. Quest’ultime infatti continuavano a mancare l’oggetto. Questa defiance indica un malfunzionamento del cervelletto responsabile del movimento degli occhi.

«Questi risultati - dice John Foxe, direttore dell’University of Rochester Medical Center Del Monte Neuroscience Institute e coautore dello studio sono la conferma a una serie crescente di ricerche che dimostrano che i movimenti degli occhi sono una finestra su una parte del cervello che gioca un ruolo in una serie di disturbi neurologici e dello sviluppo, come l’autismo». L’incapacità del cervello di manovrare lo sguardo aggiustandolo a nuove esigenze potrebbe anche spiegare i deficit di comunicazione e socializzazione tipici di chi soffre di disturbi dello spettro autistico.

I ricercatori sono convinti che i test che mettono alla prova l’abilità del cervello nell’aggiustare lo sguardo possano essere utilizzati come diagnosi per disturbi dello spettro autistico. 

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