Il dilemma del seno denso. La risonanza è utile per battere sul tempo il tumore?

Pro e contro

Il dilemma del seno denso. La risonanza è utile per battere sul tempo il tumore?

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Il problema è che a oggi, per la maggior parte dei tumori, non possiamo stabilire la differenza tra quelli pericolosi e quelli che non daranno problemi
di redazione

Per funzionare, funziona. Semmai anche troppo. Sì, la risonanza magnetica riesce a individuare macchie sospette sfuggite alla mammografia nelle donne con seno particolarmente denso. Ma c’è l’altro lato della medaglia: il rischio di aumentare i casi di falsi positivi. 

I pro e i contro del ricorso alla risonanza magnetica tra una mammografia e la successiva per quell’8 per cento di donne con tessuto mammario estremamente denso sono stati discussi su uno studio appena pubblicato sul New England Journal of Medicine

La questione è complessa, di quelle che richiedono un’attenta analisi dei costi e benefici. 

Il dato a favore del potente macchinario diagnostico dice che c’è stato il 50 per cento in meno di tumori intercorsi tra una mammografia e la successiva nelle donne che hanno effettuato la risonanza magnetica rispetto a quelle che non hanno eseguito l’esame supplementare. Tra quelle sottoposte a una biopsia, al 26 per cento è stato diagnosticato un cancro. 

Sull’altro piatto della bilancia compaiono altri dati che fanno riflettere: nel 74 per cento dei casi le formazioni scovate dal potente macchinario non sono tumori e quando invece si tratta di tumori non è detto che provochino problemi seri alle pazienti. Insomma, con i dati attuali non è possibile stabilire se la risonanza magnetica aumenti la sopravvivenza per il tumore al seno. 

Le donne con seno denso (l’8% di tutte le donne) non solo sono più esposte al rischio di sviluppare il tumore, ma hanno maggiori probabilità di ricevere una diagnosi tardiva perché la mammografia tradizionale può mancare il bersaglio.  Lo studio ha coinvolto 40mila donne tra i 50 e i 75 anni con tessuti del seno estremamente densi e nessun segnale sospetto emerso nella mammografia. 

I ricercatori hanno invitato 4.700 donne a sottoporsi a un esame con la risonanza magnetica. Di queste, il 9,5 per cento è stato richiamato per una biopsia e l’1,7 per cento ha ricevuto una diagnosi di tumore, con un tasso totale di falsi positivi dell’8 per cento. Un dato molto più alto di quello registrato dall’utilizzo della mammografia. 

Nei Paesi Bassi dove è stato effettuato lo studio, il tasso di falsi positivi con l’esame mammografico in donne con seno estremamente denso è solo del 2,5 per cento.  

Ma, non bisogna fermarsi qui. La percentuale di falsi positivi negli esami con la risonanza magnetica può migliorare, hanno detto i ricercatori, poiché le donne sono invitate a tornare per successive scansioni a intervalli di due anni. Nei successivi controlli, il radiologo avrà la possibilità di confrontare i dati delle immagini e offrire una diagnosi più accurata. 

Ancora è presto per promuovere o bocciare la risonanza magnetica come strumento di screening aggiuntivo alla mammografia. È vero che la macchina individua i tumori che sfuggono all’esame tradizionale, ma ancora non è chiaro se tutto ciò contribuisca a salvare un maggior numero di vite. 

«Il nostro dilemma è che, per la maggior parte dei tumori, non possiamo stabilire la differenza tra quelli pericolosi per la sopravvivenza e quelli che non danno problemi», ha scritto l’autore dell’editoriale che accompagna lo studio.