Disturbi cognitivi per una persona Hiv-positiva su quattro. Due su tre non mostrano sintomi

Il meeting

Disturbi cognitivi per una persona Hiv-positiva su quattro. Due su tre non mostrano sintomi

di redazione

Secondo studi recenti una persona con Hiv su quattro mostra deficit di tipo cognitivo; anche se in due casi su tre, grazie all’effetto delle terapie, i disturbi non danno sintomi.

Negli ultimi anni l'inizio precoce della terapia antiretrovirale e l'uso di nuove combinazioni di farmaci hanno portato a un miglioramento dell'efficacia e della sicurezza del trattamento anti Hiv. Quest'ultimo, però, può “rifugiarsi” nel sistema nervoso centrale e, con il telpo, provocare patologie degne di rilievo. Questo perché nel sistema nervoso si genera una zona di "sequestramento" in cui il virus potrebbe continuare a lavorare indisturbato, provocando disturbi di tipo cognitivo, di lieve o moderata entità. Si parla per lo più di disturbi relativi all’attenzione e alla memoria, nonché relativi alle funzioni esecutive e a quelle dei movimenti più fini.

«Secondo recenti studi - spiega Andrea Antinori, direttore delle Malattie infettive allo Spallanzani di Roma - una persona con Hiv su quattro mostra deficit di tipo cognitivo; anche se di questo 25% in due casi su tre il disturbo è di tipo asintomatico, riscontrabile quindi solo tramite appositi test. Parliamo dunque di un disturbo di alcune funzioni, quali motorie, mnemoniche ed esecutive, che comunque nella maggior parte dei casi non condiziona molto la quotidianità. Solo il 2-3% dei pazienti con Hiv e con un difetto cognitivo sviluppa patologie più gravi, le cosiddette demenze, che corrispondono allo stadio più avanzato della malattia».

Roma ha ospitato, nelle giornate di giovedì 17 e venerdì 18 ottobre, l'ottava edizione di “NeuroHIV, International Meeting on Hiv Infection of the Central Nervous System”, appuntamento organizzato dall’ospedale San Raffaele di Milano e dall’Istituto Spallanzani di Roma, che ha visto la partecipazione di oltre cento specialisti provenienti anche dagli Stati Uniti e da altri Paesi europei.

Il sistema nervoso centrale è «un serbatoio naturale per il virus – aggiunge Antinori - perché alcune cellule nel sistema nervoso centrale, come i macrofagi e la microglia, possono albergare il virus. In queste cellule può essere presente una infezione persistente, che si replica più lentamente o comunque in maniera diversa rispetto a quanto avviene nel sangue periferico e negli altri compartimenti. Combattere questo virus, che si nasconde nel cervello, è la nuova grande sfida per le cosiddette strategie di “cura funzionale" – conclude l'infettivologo - che puntano ad arrivare al controllo della replicazione virale anche in assenza di terapia».

Numeri dell'Hiv. Gli specialisti italiani assicurano che in Italia la quasi totalità (90-95%) dei pazienti oggi in terapia antiretrovirale ha una viremia controllata. Ma persistono alcuni problemi. Innanzitutto il sommerso, ossia quelle persone che non sanno di essere Hiv positive: secondo stime recenti si parla di circa 15 mila soggetti che, ignari della propria condizione, possono sfociare in uno stadio avanzato di malattia, nonché infettare altre persone. Oltre la metà delle nuove diagnosi avviene in una fase di immunodeficienza e una nuova diagnosi su cinque avviene in fase di malattia conclamata (Aids).