Dolori lombari: tagliare i nervi con la radiofrequenza non serve

Il parere

Dolori lombari: tagliare i nervi con la radiofrequenza non serve

Dopo aver analizzato i risultati di tre trial clinici, un gruppo di scienziati olandesi consegna alle pagine di Jama il verdetto: i benefici non sono clinicamente significativi, la procedura non può essere incoraggiata. E chi soffre di mal di schiena è bene che lo sappia
redazione

Chi ne soffre, le prova tutte. Quando il dolore lombare non dà tregua qualunque soluzione viene presa in considerazione. Sarebbe meglio però andare sul sicuro. Tra le terapie comunemente proposte c’è la denervazione a radiofrequenza, un intervento che utilizza la radiofrequenza per interrompere la conduzione elettrica dei nervi che trasmettono il segnale del dolore. È realmente efficace? Secondo  i ricercatori della Vrije Universiteit di Amsterdam la procedura non sembrerebbe garantire grande giovamento, o per lo meno nessun miglioramento clinicamente significativo. 

Gli scienziati hanno riportato sulle pagine di Jama i risultati di tre trial clinici randomizzati condotti in 16 centri di terapia del dolore in Olanda che hanno coinvolto in tutto 680 pazienti. Lo scopo di questi studi era valutare l’efficacia della procedura a radiofrequanza in aggiunta ai programmi di ginnastica normalmente consigliati per alleviare il dolore.  

Tutti i partecipanti soffrivano di dolore lombare cronico. Nessuno di loro aveva trovato sollievo dalle classiche terapie conservative, cortisone, antidolorifici, fiosioterapia, ginnastica posturale ecc…L’origine del dolore, come accade spesso, si trovava nelle faccette articolari, piccole giunture che legano le vertebre tra loro, oppure nelle articolazioni sacroiliache o nei dischi intervertebrali, oppure in tutti questi punti. 

In tutti e tre i trial clinici era previsto un periodo iniziale di tre mesi con sedute di esercizio fisico e di sostegno psicologico, quando necessario. Il gruppo sperimentale, scelto per ricevere il trattamento, è stato sottoposto alla denervazione a radiofrequenza. Generalmente si è trattato di un unico intervento, in casi rari si è arrivati a un massimo di tre. A distanza di tre mesi dal trattamento, gli scienziati hanno chiesto ai pazienti di indicare, in una scala da 1 a 10, il proprio livello di dolore. Tra i due gruppi, quello di controllo e quello sperimentale, c’erano differenze minime (inferiori all’1%). Troppo poco per sostenere l’efficacia della procedura. 

Più precisamente, i ricercatori hanno osservato che gli studi condotti per testare l’efficacia delle tecniche di denervazione sulle faccette articolari, sulle articolazioni sacroiliache o sui dichi intervertebrali mostravano dati statistici favorevoli alla procedura, ma nessun miglioramento clinicamente rilevante sull’intensità del dolore dopo tre mesi dall’intervento. Significa cioè che molte persone avevano avuto minimi vantaggi, ma nessuna si era sentita davvero meglio. Stando così le cose i ricercatori non possono fare a meno di invitare alla prudenza: «I nostri risultati basati su queste fonti - concludono gli autori su Jama -  non sono di sostegno all’uso della denervazione a radiofrequenza per il trattamento del dolore lombare cronico».