Dopo una cura antibiotica le infezioni virali sono più aggressive

Lo studio

Dopo una cura antibiotica le infezioni virali sono più aggressive

Una ragione in più per non abusare dei farmaci: indeboliscono la risposta immunitaria
redazione

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Uno studio sugli animali fornisce una valida ragione in più per usare con prudenza gli antibiotici. I topi che avevano assunto una terapia antibiotica mostravano difese immunitarie deboli e in molti morivano a causa del virus del Nilo occidentale

C’è chi manifesta sintomi lievi e chi invece arriva a rischiare la vita. La diversa reazione all’infezione da virus del Nilo occidentale, con caratteristiche simil-influenzali, potrebbe dipendere dal precedente impiego o meno di antibiotici. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Cell Report le terapie antibiotiche possono infatti creare squilibri nella flora batterica intestinale indebolendo di conseguenza il sistema immunitario e lasciando l’organismo impreparato di fronte all’attacco del virus.

I ricercatori hanno osservato, infatti, che i topi che avevano assunto recentemente antibiotici erano più esposti al rischio di complicanze in caso di infezione virale.

L’esperimento è stato condotto in due tempi. Nella prima fase gli animali sono stati divisi in due gruppi, il primo ha ricevuto un placebo, il secondo un cocktail di 4 antibiotici (vancomicina, neomicina, ampicillina e metronidazolo) per due settimane. In seguito gli animali sono stati infettati con il virus del Nilo occidentale.

Nel gruppo trattato con placebo è sopravvissuto l’80 per cento degli animali. Nel gruppo sottoposto a terapia antibiotica solamente il 20 per cento delle cavie ha superato l’infezione.

Altri esperimenti hanno dimostrato che il sistema immunitario restava debole per oltre una settimana dalla sospensione dell’antibiotico. Inoltre, è emerso che bastano solamente tre giorni di terapia antibiotica per aumentare il rischio di morire a cause dell’infezione.

Per scoprire se effettivamente la maggiore vulnerabilità al virus dipendesse dagli effetti dei farmaci sulla flora batterica intestinale, gli scienziati hanno studiato i 4 antibiotici separatamente e in combinazione.

Le terapie a base di sola ampicillina o sola vancomicina aumentavano le probabilità di morte nei topi che avevano contratto l’infezione. La neomicina non aveva questo effetto. Ogni antibiotico provocava differenti cambiamenti nella comunità di batteri ospitata nell’intestino degli animali da cui dipendeva la maggiore o minore capacità di difendersi dal virus. 

Inoltre, nel sistema immunitario dei topi trattati con antibiotici era presente un numero inferiore di linfociti T, le principali cellule deputate alla difesa dell’organismo. In condizioni normali queste cellule si moltiplicano di fronte all’invasione di un agente patogeno. Ma negli animali che avevano assunto gli antibiotici questo processo non si verificava.

«È probabile che l’uso degli antibiotici aumenti la vulenarbilità nei confronti di qualunque virus sia controllato dai linfociti T. E sono molti», ha dichiarato Larissa Thackray, a capo dello studio.

L’indebolimento del sistema immunitario sembrerebbe una conseguenza indiretta dell’assunzione di antibiotici.

In attesa di confermare i risultati negli esseri umani, i ricercatori invitano a un uso prudente degli antibiotici: «Ci sono alcune persone che si ammalano più delle altre e ancora non ne conosciamo le ragioni. Se il sistema immunitario non viene attivato perché il microbioma è stato alterato dagli antibiotici ci sono maggiori probabilità di ammalarsi gravemente con un’infezione virale».