Dopo il tumore alla prostata la depressione. Il rischio nascosto della terapia ormonale

Il pericolo

Dopo il tumore alla prostata la depressione. Il rischio nascosto della terapia ormonale

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Il trattamento anti-ormonale serve a impedire la produzione di ormoni androgeni come il testosterone, che favorisce la crescita del tumore
di redazione

In molti casi a scatenare la depressione basta la diagnosi. La notizia di avere un cancro alla prostata mette a dura prova l’equilibrio psicologico di molti uomini. Ma da una indagine presentata al congresso della European Association of Urology di Barcellona (il 15 - 19 marzo), il disagio psichico viene amplificato dalla terapia antiormonale successiva alla asportazione chirurgica della ghiandola.

Secondo i calcoli dei ricercatori danesi autori dello studio, i pazienti sottoposti a una terapia che sopprime la produzione di testosterone (deprivazione androgenica) hanno addirittura l’80 per cento di probabilità in più di soffrire di depressione rispetto agli uomini che non ricevono lo stesso trattamento. 

I ricercatori hanno analizzato i dati clinici di 5.500 uomini contenuti nel Danish Prostate Cancer Registry, il database danese sui tumori della prostata, scoprendo che 773 pazienti avevano iniziato una terapia per la depressione successivamente all’intervento chirurgico. Molti di questi avevano assunto farmaci anti-ormonali. Dall’indagine è emerso che gli effetti sull’umore della radioterapia non erano altrettanto negativi. 

«La terapia anti-ormonale viene data per controllare la crescita delle cellule tumorali. Sfortunatamente abbiamo scoperto che èa anche associata alla depressione», ha dichiarato  Anne Sofie Friberg del Rigshospitalet di Copenhagen tra gli autori dello studio. 

Il trattamento anti-ormonale serve a impedire la produzione di ormoni androgeni come il testosterone, che favorisce la crescita del tumore, ma può avere un forte impatto sul benessere psichico dei pazienti. 

Non va dimenticato, affermano i ricercatori, che gli uomini sottoposti alla rimozione della prostata sono, comprensibilmente, più esposti al rischio di depressione rispetto agli individui che non subiscono lo stesso intervento. L’operazione può provocare disfunzione erettile e incontinenza urinaria, compromettendo la qualità di vita dei pazienti.

La terapia ormonale, indicata in caso di recidive, può amplificare questi sintomi rendendo a propria condizione di salute ancora più difficile da accettare. Inoltre è risaputo che bassi livelli di testosterone sono associati a una maggiore probabilità di soffrire di depressione. 

I risultati dello studio non dovrebbero lasciare indifferenti gli urologi, dato che il 25 per cento dei pazienti sottoposti a una prostatectomia radicale rischia di ammalarsi nuovamente e di venire sottoposto a terapia ormonale. E infatti, dai primi commenti allo studio, sembra che gli specialisti siano pronti a riflettere sui rischi della terapia antiandrogenica e sulle soluzioni possibili.

«Questo è un ampio studio che dimostra che il trattamento del cancro alla prostata può causare altri problemi. Abbiamo bisogno di essere consapevoli di questa possibilità. Come urologi abbiamo la responsabilità di trattare il paziente nella sua interezza, quindi è necessario un approccio multidisciplinare per il trattamento del cancro alla prostata», ha detto Hendrik Van Poppel, a capo del dipartimento di Urologia allo University Hospital Gasthuisberg di Leuven in Belgio e delegato alla Formazione della European Association of Urology.