Doppio assalto alla bronchiolite. Un farmaco per il piccolo e un vaccino per la mamma contro l'infezione che colpisce i neonati

Il traguardo

Doppio assalto alla bronchiolite. Un farmaco per il piccolo e un vaccino per la mamma contro l'infezione che colpisce i neonati

Un nuovo anticorpo monoclonale efficace a un solo dosaggio da somministrare ai neonati e un vaccino destinato alle donne in gravidanza che fornisce anticorpi ai bambini. Sono due nuovi e diversi approcci preventivi capaci di ridurre la gravità dell’infezioni da virus sinciziale

di redazione

Due strade differenti per raggiungere lo stesso traguardo: limitare la gravità delle infezioni da virus respiratorio sinciziale nei neonati, l'agente responsabile di bronchiolite e talvolta polmonite.

Sul New England Journal of Medicine sono state presentati due potenziali nuove strategie per prevenire le complicanze della malattia virale che colpisce 3 milioni di neonati nel mondo ed è responsabile di 100 mila decessi all’anno. 

I due approcci sono diversi: il primo è un anticorpo monoclonale da somministrare ai bambini, l’altro è un vaccino destinato alle madri. 

Le due soluzioni potrebbero colmare l’attuale lacuna nella prevenzione e cura di questa malattia.

L’unico rimedio per ora in commercio, infatti, l’anticorpo monoclonale palivizumab richiede  cinque dosi mensili ed è una procedura dai costi molto elevati. Tanto da venire offerta solo ai bambini a più alto rischio di sviluppare conseguenze gravi in seguito all’infezione da virus respiratorio sinciziale, come quelli nati prematuramente con malattie cardiache o polmonari. 

I due nuovi approcci sono invece molto più agili.

Il primo è il farmaco nirsevimab, messo a punto da AstraZeneca in collaborazione con Sanofi Pasteur: potrebbe funzionare con una sola dose a stagione, come un vaccino antinfluenzale, per prevenire l'infezione. 

I risultati di un trial clinico condotto su quasi 1.500 bambini pre-termine provenienti da 23 Paesi differenti sono molto promettenti. I bambini che hanno ricevuto una sola dose del farmaco entro i primi due mesi della stagione di diffusione del virus avevano un rischio ridotto del 78,4 per cento di finire in ospedale rispetto a coloro che hanno ricevuto un placebo. 

Le due aziende vogliono però aspettare di avere prove di efficacia e sicurezza su tutti i bambini prima di avviare l’iter di approvazione del prodotto. Prove che dovrebbero arrivare da uno studio controllato con placebo su 3mila bambini sani, nati poco prima del termine o pienamente a termine. 

Contemporaneamente l’azienda Novavax sta sperimentando un vaccino sulle madri in gravidanza con la speranza che gli anticorpi passino al neonato. I ricercatori hanno messo a confronto il vaccino con un placebo su 4.500 donne tra la 28esima e le 37esima settimana di gestazione di 11 Paesi. E hanno osservato la salute dei bambini per 180 giorni dopo la nascita. Ebbene, il vaccino non si è dimostrato in grado di prevenire l'infezione nei bambini. Tuttavia, la sperimentazione non è stata un fallimento: tra i bambini nati dalle madri vaccinate è stata osservata una riduzione del 44,4 per cento dei ricoveri per infezioni del tratto respiratorio inferiore correlate al virus. Dati che suggeriscono che il vaccino, pur non impedendo l’infezione, riduce la gravità della malattia. 

Occorrrono altri studi perché i due approcci taglino il traguardo dell'approvazione. Se ciò avvenisse, le due soluzioni - farmaco per i bambini e vaccino per le madri - potrebbero essere complementari e venire scelte in base alle preferenze delle femiglie o delle comunità. Sia l'immunizzazione di una donna in gravidanza, sia la somministrazione di farmaci a scopo preventivo a un neonato porrebbero infatti andare incontro a obiezioni e resistenze. Disporre di due opzioni alternative sarebbe quindi un grande vantaggio per aumentare il le possibilità di prevenzione dell'infezione.